Lunedì, 20 Settembre 2021
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LA PROPOSTA

La proposta di un'attivista del M5S calabrese: "Aprire centro per cura disordini alimentari"

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lettera di un'attivista del Meetup m5s calabrese, Dalila Di Lazzaro, che chiede di aprire un centro per la cura dei disordini alimentari (dca) in Calabria, attualmente inesistente

È indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza, al commissario alla Sanità, Guido Longo, e ai parlamentari calabresi la lettera di un'attivista del Meetup calabrese, Dalila Di Lazzaro, che chiede di aprire un centro per la cura dei disordini alimentari (dca) in Calabria, attualmente inesistente.

L'appello è stato già firmato già da 188 persone tra cui i parlamentari Rosa Silvana Abate, Paolo Parentela, Anna Laura Orrico, Bianca Laura Granato, Laura Ferrara, il consigliere regionale Giuseppe Graziano e alcuni consiglieri comunali. "Tante ragazzi e ragazze soffrono di disturbi alimentari come l'anoressia, la bulimia, il binge rating - commenta Dalila nella sua lettera -. Dietro a tutto ciò si nascondono disagi di altra origine che partono da una fragilità della persona - continua - e che hanno origini psicologiche". Dalila non può fare a meno di far notare che in presenza di una pandemia in corso questo tipo di problema richiede ancora più attenzione trattandosi di patologia di natura, appunto, psicologica. In Calabria non esistono centri specializzati residenziali per la cura dei disturbi alimentari e chi ha bisogno deve curarsi fuori regione con conseguenze psicologiche ed emotive, nonché economiche. Per coloro che sono costretti a curarsi fuori regione la Calabria deve, infatti, sostenere esborsi per le cure del paziente a cui si aggiunge un disagio non indifferente che i pazienti devono sopportare come i tempi lunghi ed estenuanti di gestione delle pratiche. Curarsi fuori regione vuol dire fare visite propedeutiche, vivere con l'ansia che la pratica possa essere rifiutata o che non possa essere portata avanti per insufficienza di fondi.

Oltre tutto si pensi che l'ospedale può distare anche 150 km dalla residenza, fa notare Dalila, secondo la quale "troppe sono le attese, anche di mesi, in cui cresce l'ansia. Momenti in cui il problema può aggravarsi o il paziente cambiare idea con conseguenze che possono essere fatali". Curarsi fuori regione significherebbe, inoltre, allontanarsi dai propri affetti, molto importanti in fasi cruciali della vita del paziente. Per questo l'appello di Dalila è rivolto alla creazione di un centro residenziale regionale per i disturbi alimentari in tempi rapidi in modo che nessuno debba rinunciare alle cure e alla propria vita a causa di un problema che per troppi anni si è fatto finta non esistesse o meritasse attenzione. Sui disturbi del comportamento alimentare è intervenuta la senatrice Rosa Silvana Abate che parla della necessità di un intervento di legge a livello nazionale per indirizzare e aiutare famiglie, scuola, operatori sanitari a compiere interventi che permettano di aiutare le persone in difficoltà a causa di questo tipo di patologia.

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