Sabato, 19 Giugno 2021
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INCHIESTA IKAROS

“L’affaire” dei migranti a Crotone, oggi la decisione del Tdl sulle scarcerazioni

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Gli inquirenti sono convinti di aver disarticolato due presunte associazioni a delinquere che avrebbero lucrato sulle pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno agli stranieri senza che questi avessero i requisiti
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Tribunale di Catanzaro

È attesa per domani la decisione del Tribunale della libertà di Catanzaro sulle istanze di revoca delle misure cautelari disposte a carico dei 24 indagati finiti al centro dell’inchiesta “Ikaros” coordinata dal sostituto procuratore di Crotone, Alessandro Rho. Davanti alla seconda sezione penale del Riesame presieduta da Giuseppe Valea, hanno chiesto, tra gli altri, di essere scarcerati gli avvocati Irene Trocino, Gabriella Panucci (entrambe sospese dall’ordine per far venir meno le esigenze cautelari), Sergio Trolio, il poliziotto dell’ufficio immigrazione della Questura Salvatore Panciotto e il vigile urbano Alfonso Bennardis. Con l’operazione scattata il 17 febbraio scorso e che vede coinvolte 90 persone, gli inquirenti si dicono convinti di aver disarticolato due presunte associazioni a delinquere che avrebbero lucrato sulle pratiche per il rilascio dei permessi di soggiorno agli stranieri senza che questi avessero i requisiti. Dalle indagini condotte dai poliziotti della Squadra Mobile è emerso che stranieri e mediatori, in contatto con i loro connazionali in Iraq o all’estero, fungevano da procacciatori per gli avvocati che, con documentazione fasulla presentavano richiesta per il riconoscimento della protezione internazionale alle Questure di Catanzaro e Crotone. E una volta avviata la pratica, il richiedente che si trovava in Iraq, veniva avvisato della fissazione dei vari appuntamenti come il foto-segnalamento, l’audizione alla Commissione territoriale e il ritiro del permesso di soggiorno, in occasione dei quali giungeva in Italia munito di un visto turistico, per poi rientrare nel Paese da cui chiedeva di essere protetto. Importante anche il ruolo svolto dai pubblici ufficiali che avrebbero facilitato il sistema dietro l'elargizione di qualche regalia, accelerando l’iter a favore dei richiedenti o attestandone falsamente la residenza in Italia. Al vertice di uno dei due ipotizzati gruppi ci sarebbe l’avvocato Salvatore Falcone, ritenuto il “deus ex machina” delle pratiche da portare in porto.

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