Giovedì, 06 Maggio 2021
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LA TRAGEDIA

Dramma a Mileto, addio ad Antonio Nicolace figlio di Natuzza Evolo

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E’ venuto a mancare all’improvviso, probabilmente   per un attacco cardiaco,  Antonio Nicolace, uno dei cinque  figli di Natuzza Evolo, la mistica morta in odore di santità il primo novembre del 2009, di cui è in corso attualmente la causa d beatificazione.  Aveva 73 anni. Lascia la moglie e tre figli. Nel momento in cui si è sentito male stava effettuando dei lavori in campagna in via Comparni. Inutile è risultato l’intervento dell’equipe del 118 dello Jazzolino di Vibo valentia sopraggiunta sul posto.

Con il figlio di Natuzza  scompare una figura costantemente presente  nella vita della futura Serva di Dio, un uomo generoso   che insieme agli altri figli -  tra cui Anna Maria scomparsa  qualche anno fa-  ha sempre seguito con profondo affetto e  discrezione il cammino della sua mamma speciale che ha dato conforto e speranza a  centinaia di migliaia di persone sparse in ogni parte del mondo e che  durante il suo percorso terreno, con grande umiltà, era solita definirsi “un verme di terra”.

Antonio Nicolace, già in pensione da alcuni anni, ha lavorato in passato per un lungo periodo alla Provincia di Vibo Valentia, ma i suoi due grandi amori erano la scultura e le commedie dialettali, di cui è stato in passato anche appassionato autore e regista. Una stagione ricca di fermenti che in tanti a Paravati ricordano ancora oggi con grande nostalgia.  Una vita di artista e di uomo battagliero, accompagnata dalla forza della fede e dagli insegnamenti  ricevuti dalla sua adorata Mamma.

Chi era Natuzza Evolo

Natuzza Evolo è nata nell'agosto del 1924 ed è morta l'1 novembre del 2009. A 14 anni, per aiutare la famiglia andò a lavorare come domestica in casa dell'avvocato Silvio Colloca, guadagnandosi subito la fiducia di quella famiglia. Ma dopo poco tempo Natuzza fu al centro di presunti fenomeni paranormali, quali la visione di persone che erano già defunte. Nel 1941 Natuzza si licenziò da quel lavoro, andò a vivere presso la nonna materna e pensò di farsi suora, ma venne sconsigliata, proprio perché protagonista di tutti quegli episodi considerati "inquietanti". La madre decise allora un matrimonio combinato, con un giovane, figlio di amici, di professione falegname, che in quel momento prestava servizio nell'esercito. Trovandosi lo sposo in guerra, il matrimonio (officiato con rito civile), avvenne per procura il 14 agosto 1943. La coppia ebbe cinque figli.

La Serva di Dio

Il grande progetto della Serva di Dio, Natuzza Evolo - che tra qualche mese, una volta superata la fase della pandemia, dovrebbe raggiungere uno dei suoi obiettivi più importanti, ovvero l’apertura al culto del Santuario mariano della Villa della Gioia - è il frutto di un annuncio fatto dalla Madonna alla mistica con le stimmate nel lontano 17 gennaio 1944. Questo il racconto testuale di Fortunata Evolo, riportato anche nel suo testamento spirituale: “Non è stata una mia volontà. Io sono la messaggera di un desiderio manifestatomi dalla Madonna nel 1944, quando mi è apparsa nella mia casa dopo che ero andata sposa a Pasquale Nicolace. Quando l’ho vista, le ho detto: "Vergine Santa, come vi ricevo in questa casa brutta?". Lei ha risposto: "Non ti preoccupare, ci sarà una nuova e grande chiesa che si chiamerà Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e una casa per alleviare le necessità di giovani, di anziani e di quanti altri si troveranno nel bisogno". Allora, ogni volta che io vedevo la Madonna – ha lasciato scritto Natuzza -  le chiedevo quando ci sarebbe stata questa nuova casa e la Madonna mi rispondeva: "Ancora non è giunta l’ora per parlare". Quando l’ho vista nel 1986, mi ha detto: "L’ora è giunta”

Da qui l’incontro, qualche settimana dopo, della stessa Natuzza con l’allora parroco della chiesa della Madonna degli Angeli  di Paravati don Pasquale Barone al quale riferì i contenuti di quei messaggi  ricevuti dalla Vergine Maria.  “Ancora oggi ricordo benissimo – afferma don Pasquale - la data di quel colloquio che cambiò il corso della mia vita”. Era esattamente il quattro dicembre del 1986. Qualche giorno dopo il sacerdote informò di questa singolare richiesta l’allora vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Domenico Tarcisio Cortese, dal quale nel giro di pochi giorni  ricevette l’assenso e la piena adesione al progetto per l’avvio del progetto, attraverso un’associazione che vide la luce il  13 maggio del  1987.

Quel giorno nei locali di via Chiesa, al civico numero 2, sede della canonica della comunità  della Madonna degli Angeli, davanti al notaio Nunzio Naso, presente Natuzza Evolo, si ritrovarono per firmare l’atto costitutivo i cinquanta soci chiamati a far parte dell’associazione. Un momento mai dimenticato che ogni anno viene celebrato con un raduno di preghiera che registra puntualmente l’arrivo di migliaia di pellegrini.

Tra le  finalità dell’organizzazione umanitaria, successivamente trasformata in  Fondazione, figurano “l’ elevazione integrale dell’uomo, la sua educazione umana e spirituale, attraverso ogni forma di manifestazione culturale, compreso lo sport, la realizzazione di opere assistenziali a favore dei giovani, dei portatori di handicap, di persone anziane e, comunque, di quanti si vengono a trovare in situazioni di bisogno; in concreto, con l’assoluta esclusione di ogni finalità di lucro, l’associazione mira alla realizzazione a Paravati di un centro polifunzionale di ospitalità a beneficio di giovani e anziani, secondo le indicazioni statutarie”.

Qualche anno dopo,esattamente il 23 maggio del 1992, venne poi inaugurata, alla presenza, tra gli altri -  come si legge negli articoli di “Gazzetta del Sud”  di quei giorni - del vescovo Domenico Tarcisio Cortese e dell’allora presidente della giunta regionale Guido Rhodio, una delle prime opere della Fondazione: il  Centro per anziani “monsignor Pasquale Colloca”. Una struttura accogliente e particolarmente attiva sin dai primi anni di attività. L’inizio di un lungo cammino, nel segno del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e di Mamma Natuzza, morta in odore di santità il primo novembre del 2009 e di cui è attualmente in corso la fase diocesana del processo di beatificazione avviato nel 2014 dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo.

Il cordoglio di Spirlì

«Apprendo con estremo dispiacere della morte di Antonio Nicolace. Nella certezza che si trovi già tra le braccia della sua Santa Mamma ed eroica calabrese, la Serva di Dio Natuzza Evolo, prego Nostro Signore per la sua anima ed esprimo il mio cordoglio alla famiglia tutta e abbraccio fraternamente il dottor Fortunato Varone, nipote di Antonio Nicolace e fidato collaboratore della Giunta regionale in qualità di dg della Protezione civile».

Lo afferma il presidente della Giunta regionale, Nino Spirlì.

 

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