Giovedì, 06 Maggio 2021
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BODY SHAMING

Crotone, prova a fare la commessa al supermercato. Il titolare la rifiuta: "Sei troppo grassa"

Si è presentata per un ottenere un lavoro, ma ha dovuto rinunciarvi, perchè insultata per il suo aspetto fisico dal titolare dell’attività commerciale in cui avrebbe dovuto lavorare come commessa a Crotone. La vicenda ha coinvolto una ragazza crotonese di 24 anni, vittima di 'body shaming', una forma di violenza fisica e psicologica cui sono sottoposte alcune persone per via del loro aspetto.

Violenza che in questo caso è stata perpetrata da un operatore commerciale di Crotone presso il quale la giovane si era rivolta per ottenere un posto di lavoro come commessa. La 24enne, diplomata, che ha lavorato in un call center, ha già fatto la commessa e nel frattempo si è formata per l’organizzazione di eventi, aveva risposto ad un annuncio affisso sulla vetrina del negozio ed è stata regolarmente chiamata.

A raccontare il fatto è stata l’interessata sulla sua pagina Facebook, spiegando di essersi presentata al negozio dove la moglie del titolare l’avrebbe prima invitata a lasciare in macchina cappotto e borsa, perchè in caso di controlli avrebbe dovuto far finta di essere una cliente e scappare via, quindi ha iniziato a lavorare regolarmente mettendo in ordine vestiti e spostando scatoloni. Quanto alla retribuzione le sono stati offerti 600 euro mensili da lunedì a domenica full time con una mezza giornata eventuale da concordare; 300 euro mensili per lavorare mezza giornata. Ma la sorpresa è stata la reazione del titolare che ha preso a squadrarla dalla testa ai piedi, chiedendole se fosse convinta di poter fare davvero quel lavoro e, di fronte alla risposta positiva della giovane, ha indicato con disprezzo la sua fisicità, facendole capire insomma che era troppo grassa e che dunque non poteva fare quel lavoro. La 24enne il mattino seguente ha deciso di non ripresentarsi al negozio.

La solidarietà della Filcams Cgil Calabria

La Filcams Cgil Calabria le ha espresso solidarietà e vicinanza. «Apprezziamo il coraggio della donna - afferma in proposito la Filcams Cgil calabrese - che ha raccontato una pratica che tutti conoscono ma sulla quale in pochi intervengono, comprese le associazioni datoriali che dovrebbero farlo almeno per contrastare la concorrenza sleale e l’evasione fiscale: il contratto è solo un foglio di carta, la paga la stabilisce il titolare; neanche fossimo nel medioevo».

Il sindacato quindi invita «gli organismi competenti a verificare e ad ispezionare l’attività commerciale per verificare la corretta applicazione del contratto nazionale verso i dipendenti e se non abbia ricevuto incentivi o bonus da parte dello Stato in questo periodo di pandemia; sarebbe il caso, vista la mancanza di rispetto delle leggi, della Costituzione e della società civile di farglieli restituire, poichè soggetti del genere non meriterebbero di lavorare nel nostro Paese... incentivarli sarebbe davvero troppo».

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