Giovedì, 09 Dicembre 2021
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LA RIFLESSIONE

Crisi Sant'Anna, Capomolla: "Nuovo clima istituzionale. Lavoriamo per il bene comune"

Il direttore sanitario della struttura catanzarese: "Nuovo rinnovato clima di fiducia"
Sant'Anna Hospital Catanzaro, Antonio Soccorso Capomolla, Catanzaro, Cronaca
Il direttore sanitario Antonio Soccorso Capomolla

"Dopo sei mesi, la riunione di venerdì ventuno ha costituito uno spartiacque nel recupero delle dinamiche istituzionali. Diamo atto al dott. Lazzaro dell’efficace e puntuale analisi dell’offerta sanitaria nell’ASP di Catanzaro, evidenziando come, di fatto, ancora cinque DRG cardiochirurgici e due DRG di cardiologia interventistica impattano in modo negativo nella mobilità passiva". E' quanto afferma il direttore sanitario del Sant'Anna Hospital Antonio Soccorso Capomolla.

"Non solo, diamo atto, soprattutto, del clima collaborativo e cooperativo di tutta la delegazione ASP che, con grande onestà professionale e culturale, ha riconosciuto la necessità di un’integrazione dell’offerta pubblico-privato per una risposta sanitaria appropriata efficace ed efficiente. In questo nuovo clima di rinnovata fiducia, è stata riconosciuta la centralità del ruolo del Sant’Anna nell’offerta sanitaria cardiovascolare complessa in una dimensione regionale, ma soprattutto è stato avviato un importante confronto culturale con accettazione della proposta d’acquisto del Sant’Anna, finalizzata a intercettare i cosiddetti drg fuga, al fine di ridurre la mobilità passiva.

Tale proposta ha avuto anche il parere favorevole del dott. Ceravolo presente al tavolo della delegazione ASP. Siamo fermamente convinti - prosegue Capomolla - che tal esperienza costituisca il punto di partenza per un percorso d’integrazione pubblico- privato che, nel rispetto delle specificità aziendali, possa diventare un laboratorio sperimentale per una nuova governance sanitaria, capace non solo di costruire un’offerta adeguata, ma di garantire, parimenti, l’inizio della ricerca traslazionale dei modelli gestionali integrati.

La raccolta di adeguate casistiche, la loro analisi critica e le conseguenti inferenze rappresentano elementi strutturali in un processo di cambiamento e di miglioramento continuo.  Solo questa metodologia rinnovata può arginare comportamenti superficiali e generici, la cui precipua finalità è quella d’alimentare populismi e settarismi che non sono di supporto al cambiamento. Tale assunto trova riscontro nell’articolo pubblicato in data odierna dalla Gazzetta del Sud a firma di una non ben definita “ rete civica”. Nessun desiderio di demolire la cardiologia lametina, nessun hackeraggio.

Chi ha scritto o ispirato l’articolo, evidenzia una grande superficialità e una mancata conoscenza dei dati.

L’integrazione pubblico-privato è prevista dalla costituzione e dalla legge 502/92. Il combinato disposto dell’art 13, 32 della costituzione Italiana, della legge 502/92 e della convenzione di Oviedo, identifica il diritto alla salute e alla libera scelta di dove e come curarsi quali diritti assoluti e inviolabili del cittadino. L’organizzazione sanitaria non può non tenere conto  e violare tali diritti fondamentali, inviolabili e individuali.

I dati del PNE 2020 sono pubblici e fruibili da tutti gli attori professionali e istituzionali.

Inutili le giustificazioni artificiose della pandemia Covid; si rammenta che  dati PNE 2020 sono riferiti alla produttività del 2019. Le altre polemiche, presenti in tale articolo, trovano risposta nella casistica del Sant’Anna, fruibile nel PNE 2020 del ministero della salute.

Nulla osta ad una politica di crescita dell’ospedale lametino; tale strategia, deve essere supportata, tuttavia, dal “finanziamento per funzione” attribuito dalla regione all’ASP  per il PO di lamezia. Un “punto di salute” nell’ASP costa (3.71 euro/procapite vs il costo medio regionale di 3,37) mediamente il 27% procapite in più; un recupero  di tale risorse costituirebbe una buona piattaforma di risorse per una corretta ripartenza dell’ospedale lametino. Del resto è un fatto acclarato che non possono essere distratti fondi vincolati all’ospedalità accreditata e finalizzati alla garanzia dei LEA, per il loro utlizzo nella reingegnerizzazione dei processi. Capiamo che la mancata conoscenza delle tecniche sanitarie puo’ portare a conclusioni superficiali e fuorvianti.

Defiliamo anche dal maldestro tentativo d’evocare il fantasma dell’inchiesta giudiziaria. Ribadiamo che il Sant’Anna ha la massima fiducia nell’azione della magistratura.

Tale assunto non ci esime dal riaffermare la nostra ferma determinazione a continuare a dare risposta sanitaria adeguata, e certificata istituzionalmente dal Ministero della Salute, ai cittadini calabresi. Di converso la recente sentenza TAR 1079 del 24/5/2021 ha confermato la coerenza normativa del comportamento del S.Anna nel processo di rinnovo dell’accreditamento e nella continuità aziendale per l’erogazione dei servizi.

"Sempre disponibili - ha concluso - a un confronto pubblico con la Rete Civica, crediamo che ognuno debba perseguire obiettivi capaci di raggiungere il bene comune e non assecondare logiche campanilistiche".

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