Giovedì, 09 Dicembre 2021
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LA LETTERA

Io, "dipendente pubblico barbone" nel limbo degli Lpu a Serra San Bruno

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Una protesta dei lavoratori Lsu Lpu a Serra San Bruno

Sono un dipendente pubblico, e (forse), tutti pensano che sia un privilegiato perché ho uno stipendio sicuro. In realtà sono un 'barbone'. Anzi appartengo ad una nuova categoria di 'barboni": quella dei 'dipendenti pubblici barboni', che solo una nazione come l'Italia, con la miopia e superficialità dei suoi governanti (ma è poi davvero solo incapacità...?), poteva creare. Questa è la mia storia. Mi chiamo Bruno Michele La Rizza e ho più di cinquant'anni e per di più sono anche laureato. In Scienze Geologiche. Sono nato in Svizzera ma purtroppo vivo in Italia, per la precisione a Serra San Bruno in provincia di Vibo Valentia.

La storia

Nel lontano 1998. ho avuto la (s)ventura di essere assunto, addirittura come 'Geologo' presso il Comune di Serra San Bruno con un part-time di 30 ore settimanali, dal 01.10.1998 al 31.12.2014 attraverso la formula contrattuale iniziale della Regione Calabria di lavoratore LPU venendo adibito al progetto n°44/VV, ex D. Lgs. 280/97. Ebbene si: appartengo alla famosa categoria dei Lavoratori di Pubblica Utilità di cui tanto si parla da anni a questa parte grazie ai quali tutti i Comuni, senza assumere e senza fare concorsi. sono riusciti a sopravvivere in questi anni continuando a fornire alla collettività i vari servizi. Progetto iniziale si badi bene di durata temporanea; tanto temporanea da essere poi 'durati' circa diciotto anni. Nel 2015, poi, nel tentativo d mettere una pezza ad una delle più grandi ingiustizie degli ultimi cinquant'anni, perpetrate a danno dei lavoratori nella nostra ridente Repubblica, hanno finalmente deciso di 'stabilizzarmi'. Come? E' presto detto: mi hanno fatto firmare un altro contratto sempre pari-time a 26 ore a tempo determinato di un solo anno, costringendomi, pena l'esclusione, ad accettare e facendomi accettare una mansione inferiore (solo sulla carta ma valida ai fini retributivi) corrispondente al livello B1 con compiti "amministrativi" letteralmente inventati (pur continuando ad essere utilizzato dall'Ente comunale con le stesse mansioni di "geologo" — D1 - svolte negli anni precedenti).

La chimera stabilizzazione

Contratti annuali dicevamo poi ogni volta prorogati fino ad arrivare all'odierna sospirata stabilizzazione che, si pensava, avrebbe finalmente messo fine alla nostra condizione di lavoratori precari a vita (con tutto quelle che ne consegue in termini di diritti. di sicurezza e di possibilità di progettare la propria vita ed il proprio futuro). Finalmente! Tutto troppo bello per essere vero. Ma non è che per caso, questo il pensiero di tutti noi — perché come me solo a Serra San Bruno, vi sono decine dì lavoratori, di padri di famiglia, di persone.... — sotto vi è il trucco? Ed infatti la fregatura, grande come una casa, anzi grande come l'Italia, era lì pronta ad aspettarci. La stabilizzazione avverrà è vero con il consenso e i fondi della Regione Calabria, ma con il Comune di Serra San Bruno che (per come già avvenuto in data 01.04.2021 peri lavoratori LSU comunali) ha intenzione di contrattualizzarci sì a tempo indeterminato con un contratto pari-time a sole 12 ore settimanali con una retribuzione, udite udite, di ben 400 euro mensili circa con i quali dovremo andare a garantire la sopravvivenza nostra e della nostre famiglie. Non parliamo della dignità e l'immagine di ognuno di noi ma questo evidentemente conta poco in una nazione che restituisce i vitalizi ai parlamentari condannati in via definitiva, di auto blu e di ricorsi dei parlamentari stessi contro i tagli ai loro privilegi economici. Alternative? Certo: rinunciare, uscire dal giro (a cinquant'anni dopo una vita passata a sperare di trovare lavoro stabile e dignità) e andarsi ad inventare una nuova vita lavorativa da qualche altra parte in una nazione come l'Italia che, come è noto, offre ad ogni angolo di piazza migliaia di occasioni lavorative Cosa andrò (e andremo tutti noi) a fare? Non lo so, ma non è che poi abbia molta scelta.

Diritti negati

Quindi molto probabilmente entrerò a far parte della nuova categoria di dipendente pubblico nazionale, il cosiddetto "Dipendente Pubblico Barbone", che la lungimiranza e la solerzia dei nostri governanti ha saputo creare con una soluzione che andrà a perpetuare lo sfruttamento del lavoro precario, nel pubblico impiego visto che, con sole 12 ore, non si riusciranno a garantire i servizi essenziali della comunità con la conseguenza che, dopo ventitré anni di precariato, continuerà di fatto l'utilizzazione schiavistica degli LSU-LPU che saranno costretti a combattere per qualche ora di straordinario o qualche servizio aggiuntivo nel disperato tentativo di portare a casa qualche decina di euro in più. Se non è istituzionalizzazione del precariato questo, allora ditemelo voi cos'è... Per non parlare del lavoro in nero, qualsiasi lavoro in nero che ognuno di noi cercherà in giro ed accetterà per riuscire a sopravvivere. L'Italia brilla sempre per incompetenza e negazione dei diritti ma questa volta crediamo veramente sia riuscita in un'impresa unica anche per la nazione che ha dato i natali a Machiavelli: negare i diritti e, con essi la dignità, di lavoratori già sfruttati per oltre un ventennio, il tutto facendo finta di non violare la legge e di rispettare la Costituzione. Perché ditemi voi, che legge è quella che consente ad uno, in una nazione che senza vergogna si definisce di diritto e che continua a considerarsi la culla del diritto, di calpestare un'intera generazione di uomini e donne, di lavoratori che avevano creduto di esserne cittadini con pari diritti di tutti gli altri. lo non sono un giurista ma non credo proprio che i Padri della Costituzione riuniti nell'Assemblea costituente avessero questo in mente quando parlavano e discutevano di principi e di diritti nel momento in cui si apprestavano a mettere su carta la nostra Costituzione. Dopo le parole però vengono gli uomini, e gli uomini che hanno governato l'Italia negli ultimi vent'anni sono quelli che hanno reso possibile questa vergogna: vent'anni di sfruttamento e di precariato passando prima da 30 ore a 26 e poi per finire alle 12 ore settimanali di oggi. Viva l'Italia!

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