Venerdì, 30 Luglio 2021
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L'INCHIESTA

Lamezia, i rifiuti venivano tracciati con "formulari irregolari"

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Le accuse alle società coinvolte nel «traffico» che partiva dal campo rom

Oltre alle 29 persone destinatarie di misura cautelare ci sono anche 6 aziende coinvolte nell’inchiesta “Quarta chiave”, condotta dai carabinieri e dalla Dda di Catanzaro e incentrata sui presunti traffici illeciti di rifiuti che avrebbero come epicentro il campo rom di Scordovillo. Due di queste aziende sono ditte individuali (la “Bevilacqua Alessandro” e la “Bevilacqua Tonino”), un’altra è la “Da Berligieri srls”, mentre tre sono le ditte individuate come «conferitarie» dagli inquirenti: la “Lamezia Ecopower srl”, la “Eco Futuro srl” e la “Ingrosso rottami metallici e ferrosi di Silipo Luciano srl”. In sostanza queste aziende, iscritte all’Albo dei gestori ambientali, sarebbero state destinatarie, secondo le ipotesi accusatorie, di conferimenti di rifiuti non autorizzati, per lo più materiale proveniente da elettrodomestici e da auto fuori uso. Un «punto nevralgico del traffico illecito» sarebbe, secondo la Dda, la ditta “Bevilacqua Alessandro” la cui sede legale risulta essere a Scordovillo ma che non ha una struttura o uno stabilimento e che potrebbe trasportare solo rifiuti propri fino a 30 kg al giorno. In realtà, stando alla ricostruzione della Dda, avrebbe invece conferito quantitativi di rifiuti ben più consistenti attraverso formulari identificativi (F.I.R) irregolari o inesistenti.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

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