Sabato, 16 Ottobre 2021
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LA NOTA

Pizzo, colorazioni anomale del mare e liquami: due fenomeni collegati

Una questione mai risolta e che Pimo Paolillo, responsabile scientifico del Wwf di Vibo Valentia, ha di nuovo posto al centro dell'attenzione il problema dell'inquinamento delle acque chiedendo controlli e verifiche
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"Così come accade ormai da anni, anche questa estate è caratterizzata dalle infuocate polemiche sullo stato del mare, polemiche che svaniranno con la fine della stagione, nonostante le misure necessarie e non certamente facili per affrontare seriamente il problema necessitino di un impegno costante che duri tutto l’anno. Naturalmente mi riferisco a quelle situazioni in cui il mare non è sempre limpido e cristallino per come tutti vorremmo che fosse, per noi e per chi decide di venire in vacanza da queste parti. E  non certamente perché vogliamo che vada via, ma perché vogliamo che sia contento di tornarci", lo afferma Pino Paolillo responsabile scientifico del Wwf di Vibo Valentia.

"Cominciamo con il chiarire di nuovo alcuni concetti, con la speranza che ciò aiuti a comprendere cosa accade in alcuni tratti del nostro mare. Le tristemente note chiazze grigiastre che si vedono talvolta galleggiare sulla superficie dell’acqua, e che ricordano la schiuma cappuccino, sono causate da scarichi urbani (fogne) non depurati, vuoi perché il depuratore non funziona, o funziona male, vuoi perché le pompe di una stazione di sollevamento si sono rotte, vuoi perché c’è uno scarico abusivo di una struttura privata che scarica direttamente in mare oppure perché i fanghi residui della depurazione non vengono smaltiti secondo le norme. Naturalmente gli scarichi urbani non depurati non sono solo quelli dei comuni costieri, ma anche quelli dei comuni dell’interno, non dotati di depuratori che, attraverso i fumi, riversano il loro carico inquinante in mare. A questo si devono aggiungere tutti i fertilizzanti che vengono utilizzati in agricoltura e che, con il dilavamento operato dalle piogge autunno-invernali, finiscono anch’essi in mare.
Cosa contengono quei liquami e quei fertilizzanti? Soprattutto dei sali minerali, in prevalenza del fosforo ( fosfati) presenti nei detersivi per diminuire la durezza delle acque urbane, e  dell’azoto (nitrati), frutto dei residui metabolici (feci e urine) umani e animali (specialmente dove ci sono grossi allevamenti di bestiame).

Queste sostanze, nitrati e fosfati, sono indice del grado di “eutrofia” del corpo idrico (lago, fiume, palude, mare), cioè indicano lo stato di “nutrizione” o di fertilizzazione dell’acqua. Se le quantità  di queste sostanze sono scarse (come in un laghetto alpino o come in alto mare), si parla di acque oligotrofiche, cioè “poco nutrite”, cioè poco fertili e quindi con una produzione primaria bassa, il che vuol dire che ci sono poche  alghe microscopiche (fitoplancton) che le utilizzano; in caso contrario, quando la loro concentrazione, come accade in alcune aree costiere o in mari chiusi, è notevole, le acque diventano “eutrofiche”, letteralmente “ben nutrite”. Basti pensare al grande livello trofico dell’Alto Adriatico (che riceve l’apporto dei grandi fiumi, a cominciare dal Po), rispetto a quello ben più modesto del Tirreno, più aperto, più profondo, e con minore apporto fluviale)".

"Ciò premesso - continua Paolillo - accade dunque che, in particolari condizioni meteomarine, miriadi di alghe piccolissime, fatte di una sola cellula, invisibili a occhio nudo, ma ben visibili al microscopio, e il cui insieme costituisce il cosiddetto fitoplancton, cominciano a riprodursi, passando da concentrazioni di poche cellule per litro fino a milioni di cellule per litro. Le colorazioni anomale dell’acqua che si riscontrano in questi giorni dipendono pertanto dal tipo particolare di pigmento caratteristico delle specie di microalghe predominanti. Quindi il fitoplancton utilizza quelle sostanze nutrienti (fosfati e nitrati) presenti in mare come fosse del “concime”, favorito dalle alte temperature raggiunte dalla superficie del mare in estate, specialmente dove c’è scarso ricambio idrico, come nelle insenature, o nelle acque riparate dai pennelli o barriere frangiflutti , fino a dare vita ad autentiche “esplosioni demografiche”, note come fioriture o “bloom algali”.

Quindi, ripeto, questo processo noto come eutrofizzazione è una conseguenza dell’inquinamento da liquami e da fertilizzanti ed è ciò che determina le strane colorazioni del mare. In casi particolari si può verificare anche una condizione di scarsità di ossigeno dell’acqua che può causare anche la morte dei pesci per anossia, fenomeno determinato dal forte consumo richiesto dai batteri nel processo di decomposizione della biomassa vegetale planctonica".

"Dal punto di vista sanitario - specifica ancora - c’è da ricordare che gli scarichi urbani, le cosiddette acque reflue, contengono batteri patogeni come i coliformi fecali, salmonelle, enterococchi, virus e protozoi, ma per fortuna in mare sopravvivono poco sia per la salinità che per il Ph non favorevoli. In ogni caso spetta all’ArpaCal verificare la presenza di eventuali agenti patogeni, come il batterio Escherichia coli o altri batteri di origine intestinale e, nel caso di concentrazioni superiori a quanto stabilito per legge, segnalare alle autorità comunali, l’obbligo del divieto di balneazione.  Alla stessa Arpa spetta anche il compito di accertare se nel fitoplancton presente su alcuni tratti del nostro mare ci sono concentrazioni particolari o meno di una microalga di origine tropicale, l’Ostreopsis ovata che è stata osservata in diverse stazioni balneari italiane e che ha effetti potenzialmente tossici, ma non gravi, simili a una forma influenzale.
Sul fronte delle possibili soluzioni non penso di suggerire elementi straordinari, a cominciare dalla mappatura dei sistemi di depurazione di tutti i comuni dotati di impianti, della verifica puntuale del loro funzionamento e della loro manutenzione, della individuazione dei comuni che invece il depuratore non ce l’hanno proprio, trovando gli strumenti finanziari affinché si dotino di impianti efficienti, il controllo sullo smaltimento dei fanghi, il controllo sugli scarichi abusivi, sui pozzi neri, fino alla verifica costante degli impianti di sollevamento dei liquami, delle pompe e delle condotte.
Infine un appello generale: se vedete uno scarico o  la schiuma delle fogne galleggiare sul mare di gennaio o novembre, indignatevi, scrivete e denunciate come se fosse agosto. Forse tra qualche anno ci indigneremo di meno anche ad agosto".

© Riproduzione riservata

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