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L'INCHIESTA

Catanzaro, da “Basso profilo” all’emergenza Covid

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L’inchiesta della Dda di Catanzaro finisce nella relazione della commissione parlamentare Antimafia sulla pandemia
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Gli agenti della Dia durante le perquisizioni dell'operazione "Basso profilo" di Catanzaro

«Il legame fra imprenditori e professionisti, da un lato, e cosche mafiose, dall’altro, rischia di essere devastante, con il rischio adesso di influenzare e condizionare definitivamente l’intero circuito economico locale e nazionale». È preciso l’allarme lanciato nella “Relazione sull’attività delle mafie durante l’emergenza Covid”, svolta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali.

La relazione

Un intreccio perverso che è già emerso con chiarezza in alcune indagini delle Procure antimafia d’Italia. Nelle 108 pagine il gruppo di lavoro guidato dal deputato del Pd Paolo Lattanzio individua e cita le inchieste che hanno fatto emergere la cointeressenze tra una parte dell’imprenditoria e la criminalità organizzata nella gestione dell’emergenza coronavirus. Tra queste c’è anche il fascicolo della Dda di Catanzaro denominato Basso Profilo. L’inchiesta ha già portato al rinvio a giudizio di esponenti politici, imprenditori, professionisti e affiliati ai clan crotonesi. L’inchiesta viene citata come esempio di quella che il direttore della Dia, Maurizio Vallone, definisce fase di «mascheramento e trasformazione». Proprio dagli atti di quell’operazione emerge come l’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid 19 si sia trasformata in un business da centinaia di migliaia di euro per Antonio Gallo ritenuto il «braccio imprenditoriale» delle cosche crotonesi.

Il business

In una nota della Prefettura di Catanzaro datata 17 giugno 2020 si evidenzia che «in occasione dell’emergenza Covid l’impresa Antinfortunistica Gallo ha ricevuto affidamenti diretti per la fornitura di Dispositivi di protezione individuale da enti pubblici e partecipate». L’elenco è abbastanza lungo. Con ordine diretto hanno acquistato tute, mascherine e altri tipi di Dpi: la società partecipata del Comune di Catanzaro Amc, la Lamezia Multiservizi, la Akrea, la Sorical, i Comuni di Campo Calabro, Ciminà e Crotone, la Usl dell’Emilia Romagna e poi l’azienda ospedaliera Mater Domini e l’Asp di Catanzaro. L’unico ente a fare l’acquisto tramite trattativa Mepa è stata l’Agenzia delle Dogane, ma soprattutto c’è un unico ente che ha effettuato l’acquisto con procedura d’urgenza: la Regione Calabria.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

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