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IL CASO

Catanzaro, la chiusura della stazione di Sala: «Un danno enorme al capoluogo»

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Denuncia del presidente del comitato che si batte per la riapertura. Ruga analizza le risorse spese per opere alternative mai finite

La dismissione della stazione di Catanzaro Sala ha avuto un costo, non solo sul piano della mobilità urbana e territoriale, ma anche in termini economici. Ne è convinto Claudio Ruga, presidente del comitato che da quattro anni si batte per la sua riapertura, anche alla luce del fallimento rappresentato dalla stazione ferroviaria “fantasma” di Germaneto. L’analisi sullo spreco di risorse pubbliche per opere iniziate e mai finite parte da un dato temporale, quello compreso fra il 2003 e il 14 giugno 2008, quando dalla stazione di Catanzaro Sala è transitato l’ultimo treno. L’arco temporale di cinque anni è quello stimato dal presidente del comitato per espletare l’iter previsto, vale a dire lo studio di fattibilità, la progettazione di massima, il progetto esecutivo, il bando di gara e la realizzazione dell’opera.
«Sin dal 2003 – è la ricostruzione di Ruga – già si sapeva che la stazione storica di Catanzaro Sala e quella di Santa Maria sarebbero state dismesse. Si pensi che i lavori sulla nuova linea Catanzaro Lido-Lamezia Terme dell’attuale galleria di Sarrottino iniziarono nell’agosto 2005 a decisione già presa. Tra il 2003 e il 2008 è stata programmata una serie di interventi che oggi, alla luce di una pacata riflessione, si sono rivelati non solo inutili e abbastanza dispendiosi, ma soprattutto irrazionali».

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

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