Martedì, 30 Novembre 2021
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GDF E CARABINIERI

Estorsione e bancarotta in Emilia, arrestati due crotonesi

bancarotta fraudolenta, Catanzaro, Cronaca

La Guardia di Finanza e  i Carabinieri di Bologna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due soggetti crotonesi e un sequestro preventivo diretto e “per equivalente” (nei confronti dei medesimi e di altre 21 persone fisiche e giuridiche) fino alla concorrenza di 2 milioni di euro.

Le misure cautelari personali e reali sono state disposte in relazione ai reati di associazione per delinquere, estorsione (aggravata dal c.d. “metodo mafioso”), bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e per operazioni dolose, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, emissione di fatture per operazioni inesistenti, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate. Il sequestro preventivo ha riguardato due aziende lombarde (una società immobiliare di Brescia e un esercizio di rivendita al dettaglio di generi di monopolio corrente nell’hinterland milanese) e disponibilità liquide.

Le indagini, scaturite dall’attività di controllo del territorio svolta dalla Stazione dei Carabinieri di Alto Reno Terme, che aveva notato l’anomala presenza nel comune di Gaggio Montano (BO) di soggetti crotonesi, hanno permesso di di svelare l’esistenza e l’operatività di una consorteria criminale che, alla fine del 2015, è subentrata nella gestione di una società - titolare di una “casa di riposo” di Alto Reno Terme (BO) - in evidente stato di dissesto economico-finanziario, al solo fine di distrarre gli asset societari, composti dall’azienda e dall’immobile adibito a struttura residenziale, del valore di oltre 7,5 milioni di euro. Il disegno criminoso, progettato e attuato dai principali indagati con la fattiva collaborazione di diverse “teste di legno”, è consistito nella stipula di un fittizio contratto d’affitto d’azienda tra la società, appena rilevata, e una cooperativa appositamente costituita dagli indagati, finalizzato a rendere detti beni inappetibili sul mercato. Nel mentre, la vecchia società - oberata da debiti per 4,4 milioni di euro principalmente verso l’Erario ed Enti previdenziali e assistenziali - è stata portata al fallimento e svuotata della liquidità ancora giacente sui conti correnti.

 

«Rivolgetevi pure ai vostri avvocatucoli, non servirà a niente, dovete firmare». E’ una delle frasi, agli atti dell’indagine "Ragnatela", con cui sono stati minacciati i dipendenti della residenza per anziani Sassocardo di Porretta Terme, costretti a dimettersi dalla vecchia "srl", fatta fallire nel 2016, per essere assunti in una cooperativa che sarebbe poi a sua volta fallita nel 2017. A vessarli erano i nuovi titolari della struttura che, secondo le indagini di carabinieri e finanza, avevano l’unico scopo di prosciugare il patrimonio dell’impresa, causandone il dissesto con false fatture per lavori inesistenti e acquistando beni personali, e mettere le mani sull'immobile storico che ospitava la casa di riposo. Arrestati due calabresi, entrambi originari di Crotone e residenti nel Milanese: Fiore Moliterni, 61 anni, e Francesco Zuccalà, 59 anni.

Per entrambi, il Gip di Bologna ha disposto gli arresti domiciliari nelle loro abitazioni, rispettivamente a Cernusco sul Naviglio e Legnano. Sono considerati vicini alla cosca Barillari-Foschini, seppur non affiliati. Il giudice ha riconosciuto il metodo mafioso nelle minacce e nelle prove di forza verso i dipendenti, inizialmente una ventina e poi dimezzati da dimissioni e licenziamenti. Della vicenda si erano occupati anche i sindacati, per denunciare i controversi cambi di proprietà della casa di riposo e assistere i lavoratori che, fino alla chiusura nel 2017, avevano continuato anche senza stipendio ad assistere al meglio gli anziani ospiti, prima che fossero trasferiti in altre strutture. L'indagine - riferiscono i carabinieri - sarebbe partita da un banale controllo stradale svolto nel 2016 dai carabinieri di Alto Reno Terme, che avevano fermato l’auto con a bordo i due calabresi. Le loro risposte, per giustificare la presenza in quella zona, avrebbero destato qualche sospetto e dato vita agli approfondimenti che hanno poi portato a smascherare l'organizzazione.

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