Domenica, 26 Giugno 2022
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LA SENTENZA

Scandale, uccise rivale con un'ascia: confermata la condanna a 16 anni per Giovanni Voce

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Lo ha stabilito la Cassazione dopo le decisioni in primo grado e in Corte d'Appello. L'omicidio, che risale al 2019, per una questione d’onore per una donna
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Giovanni Lucante e Giovanni Voce

È diventata definitiva la condanna a sedici anni di reclusione per il 34enne di Scandale, Giovanni Voce, reo confesso dell’omicidio di Giovanni Lucante (37 anni), assassinato a colpi di ascia il 17 gennaio 2019 nelle campagne di Corazzo a Scandale.
La Corte di Cassazione ha rigettato infatti il ricorso contro la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che il 25 febbraio 2021 aveva confermato la sentenza emessa il 28 aprile 2020 dal Gup di Crotone che aveva giudicato l’imputato con il rito abbreviato.
Voce a è stato difeso dall’avvocato Luigi Colacino mentre la parte civile (i figli e la moglie di Lucante), sono stati assistiti dagli avvocati Tiziano Saporito, Giovanni Mauro, Michele Lo Prete e Mario Nigro.

Voce, come emerse dalle indagini condotte dai carabinieri della Stazione di Scandale, colpì sei volte Lucante tra il collo e la nuca, con una lama lunga 39 centimetri di un’ascia a manico corto. Il delitto maturò in un contesto passionale. Il killer era infatti l’amante della moglie della vittima. E Voce aveva più volte manifestato verso Lucante una certa gelosia. Il 17 gennaio 2019, Lucante lasciò la moglie 32enne ed i tre figli a casa ed uscì per salire a bordo della “Opel Agila” condotta da Voce, che era andato a prenderlo sotto casa.
Nella tarda serata di quello stesso giovedì, fu l'imputato a segnalare ai militari dell’Arma che Lucante non era rincasato, raccontando che si era allontanato con altre persone. Ma una volta messo alle strette, Voce confessò di aver ucciso il 36enne per la donna di lui. La mattina del 18, l'assassino accompagnò i carabinieri e il pm in località Santa Anastasia, facendo trovare il cadavere di Lucante che era nascosto in un canneto. Poi, indicò il cassonetto dei rifiuti in località Brasimato dove aveva nascosto l’ascia utilizzata per il delitto. Raccontò anche che lui si era difeso strappando di mano l’ascia a Lucante per poi colpirlo con questa. Ma il gup scrisse poi nella motivazione della sentenza che Voce agì per uccidere Lucante e non per «legittima difesa».

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