Venerdì, 27 Gennaio 2023
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LA TRAGEDIA

Crotone, il 18enne avrebbe fatto inversione per investirli

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Quando li ha visti camminare ai bordi della strada provinciale 22 che porta a Rocca di Neto in prossimità della 106, (contrada Cantorato) ha fatto inversione di marcia a bordo del furgone “Fiat Doblò” e s’è lanciato a velocità sostenuta verso i tre pedoni. Potrebbe non essere stata una semplice casualità a provocare la morte della bimba ucraina di 5 anni, Taisiia Marzeniyk, travolta e uccisa intorno alle 18.30 di domenica scorsa dal 18enne Giuseppe Pio De Fazio. Il quale, mentre si trovava da solo alla guida del veicolo (sebbene privo di patente ma munito di foglio rosa) e non in compagnia del padre (com’era emerso in un primo momento), ha falciato la bambina, la sua cugina 17enne ed il compagno di quest’ultima, un giovane crotonese di 16 anni che teneva in braccio la giovane vittima.

De Fazio è stato arrestato giovedì dai carabinieri di Crotone con l’accusa di omicidio stradale aggravato e lesioni personali stradali. Un gesto ancora da chiarire che il genitore del ragazzo, il 44enne Francesco De Fazio, indagato a piede libero per concorso in omicidio stradale aggravato e lesioni personali stradali per aver concesso l’uso della vettura al ragazzo, inizialmente aveva cercato di addossarsi. Oppure s’è trattata di una bravata degenerata in tragedia, alla luce degli screzi che ci sarebbero stati tra il 18enne ed il gruppo che è stato investito. Taisiia era arrivata in Italia il 26 febbraio assieme alla madre Liudmila, 29 anni. Entrambe avevano lasciato la città di Tersipol all’indomani dei bombardamenti dell’Ucraina per mano dell’esercito russo. In città ambedue erano ospiti di un crotonese e di una loro connazionale. Utili per comporre i primi tasselli investigativi che hanno portato all’arresto di De Fazio, sono state le testimonianze raccolte dall’Arma nelle ore successive all’accaduto.
Su tutte, c’è il racconto fornito dalla 17enne rimasta illesa nel sinistro. La ragazza, si legge nell’ordinanza del gip, ha riferito di «aver visto bene l’autovettura transitare già nel senso di marcia opposto», e che «dopo aver fatto inversione di marcia, ripercorreva la strada in senso contrario fino a raggiungerli e, dopo averla sfiorato, andava travolgere» il suo fidanzato «e la bambina che dapprima venivano sbalzati in aria e successivamente proiettati diversi metri più avanti». E poi: «Il furgone – ha proseguito – non si fermava nell’immediatezza ma proseguiva la marcia per diverse centinaia di metri prima di arrestare la propria marca; solo successivamente il conducente tornava a piedi sul luogo del sinistro». Mentre la madre del ragazzo, osserva il giudice Ciociola, «dopo un grossolano tentativo di eludere le indagini, fornendo una prima ricostruzione degli avvenimenti», s’è lasciata andare «affermando che il sinistro stradale non era stato provocato dal marito», bensì dal figlio. Il 18enne, infatti, «si era messo alla guida dell’autovettura del padre e che era stata avvisata di ciò direttamente dal marito», che «le aveva confidato che si sarebbe preso la responsabilità del sinistro stradale». Da qui la sussistenza per il gip del «concreto pericolo» che Giuseppe Pio De Fazio «possa commettere reati della stessa specie», in quanto già in due precedenti occasioni, ad agosto 2020 e qualche giorno prima dell’incidente mortale, era stato “pizzicato” alla guida senza patente. Per il magistrato, ciò dimostrerebbe come l’arrestato «sia del tutto indifferente alle regole ed alle determinazioni dell’autorità». Ma a descrivere il carattere «fumantino» dell’indagato, ci sono pure i precedenti penali, che vengono definiti dal giudice «indici sintomatici dell’assenza di scrupoli e remore di sorta nel porre in essere condotte tanto deprecabili».
Tra questi, figura una pronuncia di perdono del Tribunale per i minorenni di Catanzaro (diventata irrevocabile) per lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Si spiega anche così la scelta dei genitori del ragazzo di sistemare il figlio in un’abitazione autonoma. Inoltre, il giudice per le indagini preliminari cita le parole pronunciate dallo zio del 18enne dopo l’impatto: «Hai rovinato la vita a mio fratello», avrebbe detto durante una colluttazione avuta col ragazzo. Invece, sul rischio di inquinamento probatorio, ha inciso il vano tentativo di Francesco De Fazio di attribuirsi la colpa dell’incidente. «Tale stato di cose – secondo il pm Rho – già intralciava l’operato della polizia giudiziaria comportando un ritardo nella sottoposizione Giuseppe Pio De Fazio ad accertamenti sanitari per verificare l’eventuale presenza di tracce di alcool o stupefacenti». Così come ci sarebbe ancora scarsa «chiarezza» in merito alla condotta tenuta dal 18enne prima e dopo lo scontro mortale. Il riferimento è alla descrizione che l’indagato ha fatto ai carabinieri della «mancata percezione dell’investimento», che è stato «descritto» come un «semplice urto di qualcosa con la parte anteriore destra».
Una versione dei fatti che lo stesso De Fazio ha ripetuto anche ieri davanti al giudice Ciociola nell’interrogatorio di garanzia. «Mi sono accorto dell’impatto solo dopo l’urto», s’è difeso il 18enne, che è assistito dall’avvocato Mario Siniscalco. Intanto, ieri l’autopsia sul corpo di Taisiia eseguita dal medico legale Isabella Aquila.

 

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