Martedì, 05 Luglio 2022
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Eccidi impuniti o con mezze risposte a Lamezia. Trent’anni dopo ferite ancora aperte

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Il duplice omicidio dei netturbini e l’uccisione dei coniugi Aversa fanno ancora discutere

Nel 2022 si incrociano a Lamezia alcune ricorrenze di fatti drammatici. Ma il rischio, come dichiarato nei giorni scorsi dal testimone di giustizia Rocco Mangiardi, è che ai più giovani «insegniamo solo le date». Nei giorni in cui l’Italia celebra il trentennale della strage di Capaci, la città ricorda ciò che avvenne un anno prima dell’attentato che uccise Giovanni Falcone. Il 24 maggio 1991 due lavoratori usciti ancor prima dell’alba dalle loro case, con l’unico scopo di fare il proprio lavoro pulendo la città, furono trucidati. Quel duplice omicidio è rimasto incredibilmente impunito.
A marzo il Consiglio comunale ha accolto la mozione presentata da diverse associazioni istituendo la “Giornata della memoria lametina delle vittime di 'ndrangheta”. Si è tenuta e si continuerà a tenere proprio nel giorno furono uccisi Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, due operatori ecologici che – stando a quanto emerse dalle indagini – avrebbero pagato con la vita il messaggio che la ‘ndrangheta lanciò per affermare i suoi nuovi equilibri interni e far capire a chi di dovere chi avrebbe messo le mani sul business della spazzatura. Ma i loro familiari continuano invano a chiedere di riaprire le indagini, visto che l’unico imputato è stato assolto.
Il prossimo 24 giugno verranno ricordati in una serata del festival Trame curata dall’Associazione Antiracket Lamezia. Nell’occasione si parlerà anche un altro barbaro, duplice omicidio: quello di Salvatore Aversa e della moglie Lucia Precenzano. Lui era un esperto sovrintendente di Polizia che non faceva sconti ai boss locali, lei un’apprezzatissima docente. Vennero assassinati sei mesi dopo Tramonte e Cristiano, il 4 gennaio 1992, in una centralissima via che oggi porta i loro nomi.

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