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LA TESTIMONIANZA

Catanzaro, il collaboratore Mirarchi: «Il sindacato controllato dal clan»

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Il "pentito" è stato sentito nell’ambito del processo Basso profilo

Le cosche controllavano tutto nei cantieri, non solo le forniture e i materiali, ma addirittura imponevano agli operai l’iscrizione a un sindacato. A sostenerlo è stato il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, assistito dall’avvocato Michele Gigliotti, che ieri mattina è stato ascoltato nell’ambito del processo Basso Profilo. Rispondendo alle domande del sostituto procuratore della Dda Paolo Sirleo, il pentito si è soffermato sulle figure di due dei principali imputati nel procedimento: gli imprenditori Antonio Gallo e Umberto Gigliotta.
Gran parte dell’interrogatorio del pm si è concentrata sul rapporto con l’imprenditore Antonio Gallo. Gallo, ha spiegato Mirarchi «aveva un amico del sindacato e noi volevamo che gli operai delle ditte edili si iscrivessero a quel sindacato così potevamo “raggiungere” tutte le ditte anche quelle con cui era più difficile parlare». Lo stesso Mirarchi, ha precisato, si iscrisse a quell’organizzazione sindacale. «Questo sindacalista - ha sostenuto il pentito - gestiva gli operai, gli dava il lavoro ma si prendeva una percentuale che poi lui girava a Gallo e poi a noi». Più in particolare quando gli operai iscritti al sindacato venivano assunti dalle ditte il primo stipendio e successivamente una percentuale di quelli successivi venivano trattenuti dal sindacato e girati a Isola.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

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