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Delitto dei fratelli di Cerva: tracce Dna indagato in casa vittime

Perizia voluta da pm antimafia Firenze riporta nuovi elementi
Catanzaro, Cronaca
Angelo Talarico

Il delitto dei fratelli Angelo ed Ettore Talarico, 42 e 35 anni, originari di Cerva, in provincia di Catanzaro, ma residenti nel Valdarno aretino, crimine risalente all’aprile del 2006, resta al momento senza una 'firma' ma forse la perizia sulla ricerca del Dna disposta dal gip Piergiorgio Ponticelli - un atto che arriva 16 anni dopo il duplice omicidio, è un 'cold case' su cui la Dda di Firenze - potrebbe far compiere un passo avanti alle indagini.

La perizia non avrebbe fornito prove univoche, ma anche se non emergono tracce di Dna ricollegabili a nessuno di nove dei 10 indagati per omicidio in concorso e associazione mafiosa, tutti residenti in Calabria, tuttavia fra loro farebbe eccezione un imprenditore edile che da anni vive a San Giovanni Valdarno (Arezzo). Per questo decimo indagato, invece, secondo quanto si apprende, l’esame avrebbe evidenziato tracce di Dna su un bicchiere, un paio di jeans e una maglietta trovati nell’abitazione dei Talarico. Tracce, viene ipotizzato, che tuttavia potrebbero essere ricondotte al fatto che lo stesso indagato fu in casa dei due fratelli calabresi qualche giorno prima della loro uccisione.

Angelo ed Ettore Talarico furono trovati il 10 aprile 2006 sepolti in una buca di un metro e mezzo scavata in un bosco di Terranuova Bracciolini (Arezzo). Furono uccisi con un colpo di pistola alla nuca, una chiara esecuzione. Presso i corpi gli assassini avevano sparso calce per accelerarne la distruzione. Ma vennero trovati alcuni giorni dopo. Il delitto è un 'cold casè oggetto di attenzione della Direzione distrettuale antimafia di Firenze e c'è pure l’ipotesi investigativa di una vendetta sviluppatasi in ambito di criminalità organizzata. Quest’anno, da febbraio, il caso è stato riaperto in base a nuove rivelazioni che hanno convinto la procura di Firenze a effettuare altri accertamenti. La perizia era stata chiesta dal pm della Dda di Firenze Giuseppina Mione, poi passata ad altro incarico e quindi sostituita in questa inchiesta da pm Fabio Di Vizio della stessa Dda fiorentina.

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