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IL CASO

Tentato omicidio, la patente di guida al figlio del boss potrebbe aprire nuove indagini a Vibo

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Sabato sera Luigi Mancuso, 30 anni, avrebbe potuto uccidere un poliziotto. Il dispositivo di revoca non sarebbe mai arrivato in Prefettura

Il capitolo non si è ancora chiuso. La vicenda del tentato omicidio del poliziotto, in sevizio alla Squadra Volante, consumatasi nella notte di sabato in piazza San Leoluca, potrebbe assumere altri risvolti. La Procura della Repubblica, guidata da Camillo Falvo, intende andare fino in fondo. Al vaglio delle nuove indagini ci sarebbe, anche se in tal senso nessuna indiscrezione è trapelata dagli organi inquirenti, la «sospensione» della patente a Luigi Mancuso, 30 anni, di San Gregorio d’Ippona, figlio del potente boss della ’ndrangheta Peppe Mancuso (detto ’Mbrogghia) e figura di primo piano della cosca di Limbadi.
Convalidato l’arresto ed emessa la misura cautelare in carcere ad opera del gip, per come chiesto dalla Procura, ora il vero interrogativo ruota attorno alla patente di guida. Perché quella notte Luigi Mancuso si trovava al volante della sua auto, una Golf Volkswagen – con la quale all’invito di fermarsi e fornire i documenti ad opera degli uomini di una pattuglia, avrebbe arpionato un agente da un braccio trascinandolo con la sua auto per oltre venti metri per poi andare a sbattere contro un muro – se la patente gli era stata revocata?

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Catanzaro

 

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