Martedì, 31 Gennaio 2023
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L'INCHIESTA

Le mani della 'ndrangheta su New York. I “bravi” ragazzi alla conquista di Manhattan

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Le autorità americane ipotizzano una serie di estorsioni a Manhattan, scattano le perquisizioni Alcuni indagati erano pronti a darsi alla fuga, si teme la presenza di “talpe” tra le forze dell’ordine

Le imminenti perquisizioni a New York, le voci sempre più insistenti di operazioni di polizia e il sospetto della presenza di qualche «talpa» in Questura. Ecco spiegato il perché dei 18 fermi eseguiti all’alba di ieri nell’ambito dell’operazione che ha portato la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e i poliziotti della Squadra mobile di Crotone, supportati dai colleghi dell’Fbi americana, a smantellare la cosca Corigliano-Comito di Rocca di Neto, capace di allungare i suoi “tentacoli” anche negli Stati Uniti. Sotto accusa sono finite 32 persone che, a vario titolo, devono rispondere di narcotraffico, spaccio di cocaina, eroina, hashish e marijuana, e poi di estorsione e armi, entrambi i reati aggravati dalla finalità ‘ndraghetistica. Le manette sono scattate per il presunto capo della “locale” rocchitana Pietro Corigliano, mentre risulta indagato a piede libero il boss di Papanice, Mico Megna. «È emerso fin da principio – scrivono i pm Paolo Sirleo e Domenico Guarascio nel decreto di fermo - che Pietro manifestava l’intenzione di sottrarsi ad un eventuale cattura assieme al proprio luogotenente, riparando in un’area segreta situata in località “Pedalaci”, già utilizzata in situazioni simili».

Da qui il blitz scattato in tutta fretta per evitare un più che probabile rischio di fuga degli accusati da sottoporre a misura precautelare. Le indagini, che sono una costola dell’operazione “Six Towns” del 2018 contro i clan della Valle del Neto, hanno preso piede a marzo 2020 e ipotizzano l’esistenza di una ‘ndrina che sarebbe stata capace di infiltrarsi «nel tessuto socio-economico di Rocca di Neto», oltre che essere impegnata in proficuo smercio di sostanze stupefacenti. Ma non solo. Perché grazie al supporto degli investigatori statunitensi, la Procura antimafia di Catanzaro è riuscita a far luce pure sul presunto radicamento del clan di matrice rocchitana a New York. Qui, per gli inquirenti, il gruppo criminale si sarebbe contraddistinto per una serie di richieste estorsive ai danni delle attività commerciali di Manhattan.

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