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L'OPERAZIONE

'Ndrangheta nel Soveratese, quel “vuoto di potere” lasciato dai Gallace

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I retroscena dell’operazione antidroga che ha portato a 15 arresti nel Soveratese. Al vertice del sodalizio il 59enne Antonio Scarfò

Un’indagine spedita, che ha permesso ai carabinieri della Compagnia di Soverato di scoprire e disarticolare un sodalizio criminale, dedito al narcotraffico, che stava sempre più prendendo piede nel Soveratese, probabilmente approfittando del “vuoto di potere” lasciato dal clan dei Gallace, colpito negli ultimi anni da diverse operazioni antidroga.
A capo dell’organizzazione c’era Antonio Scarfò, 59 anni, che avrebbe avuto agganci con la cosca dei Lamia-Commisso di Siderno. Nell’ordinanza, il gip Sara Merlini, infatti, fa riferimento al coinvolgimento di Scarfò nell’inchiesta del 2008 della Dda di Reggio Calabria, denominata “Recupero-bene comune”. Nell’ambito di quella indagine era emersa anche la figura di Claudio Castanò, braccio destro di Scarfò, con cui era in stretti rapporti sin dal 2009. Erano assieme sull’isola di Malta, quando Castanò, il 14 maggio 2021, fu arrestato in flagranza di reato, assieme a un cittadino maltese, dalla polizia del posto a Saint Paul’s Bay, poiché entrambi trovati in possesso di 5 chili di cocaina e di 200mila euro. Presumibilmente si erano recati a Malta per acquistare la droga che poi avrebbero smerciato nel Soveratese.

Il giorno dopo l’arresto del sodale, Scarfò rientrò da solo in Italia, imbarcandosi sul natante Saint Jhon Paul II, con partenza da Malta alle 5 del mattino e arrivo a Pozzallo circa due ore dopo. Nei giorni successivi al suo arresto, Castanò dal carcere maltese telefona alla compagna, alla quale riferisce la gravità della sua posizione: “…ascolta, io sto parlando con delle persone e mi dicono che la situazione è un pochettino grave, mi segui? Dice che per uscire di qua bisogna pagare la cauzione e avere un lavoro e una casa e in due tre mesi esci, però devo stare qua a Malta, mi segui?”. Castanò continua spiegando alla donna che deve tenersi in contatto con Scarfò, perché si adoperasse a inviare i soldi necessari: “…dovrei avere una casa e un lavoro pure. Quindi parlane con il compare di Ida, spiegagli la situazione e digli di fare in fretta…”.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Calabria

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