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Il faro degli inquirenti sul clan dei Gaglianesi di Catanzaro si accende già a partire dagli anni 2014-2015, le molteplici acquisizioni avvenute nel tempo hanno consentito di individuare e comprendere le dinamiche criminali del territorio e, soprattutto, come siano cambiati gli equilibri, di decifrare la coesistenza dei vari gruppi che si sono spartiti il territorio comunale non esteso, ma comunque caratterizzato da quartieri distinti dove le varie consorterie sono in grado di imporsi nel reciproco "rispetto" dividendo gli interessi di sopraffazione economica e personale.
E’ l’analisi tracciata dal gip di Catanzaro Gilda Romano nell’ordinanza cautelare che questa mattina ha portato all’arresto di 22 persone. Equilibri - annota il giudice - che hanno risentito dei cambi al vertice dei potenti nuclei criminali che nella regione si spartivano le province: così Catanzaro ha risentito dei mutati rapporti fra il clan Arena di Isola Capo Rizzuto - al quale i Gaglianesi erano legati - e la cosca Grande Aracri di Cutro. E quando la consorteria di Cutro prende il sopravvento su quella di Isola Capo Rizzuto gli equilibri mutano anche a Catanzaro, poichè a quel punto il boss Nicolino Grande Aracri impone come suo rappresentante sulla città Gennaro Mellea, cittadino del quartiere Siano, nonostante per il clan catanzarese la figura di riferimento in quel momento sia quella di Lorenzo Iiritano.
Un cambiamento che viene vissuto male da entrambe le parti, sia dai catanzaresi che da quelli di Siano, tanto che i seguaci di Mellea arrivano a chiedere scusa a Iiritano sottolineando che, dietro la decisione di Grande Aracri, non c'erano state loro richieste o macchinazioni. Dinamiche che cambiano ancora con l’avvento delle nuove leve, così creandosi allontanamenti e tradimenti. E tuttavia - osserva il gip - «sullo sfondo di tutto ciò c'è una sola egemone figura, quella di Costanzo Girolamo, condannato negli anni 90 all’ergastolo per un omicidio, rimpianto da tutte le generazioni coeve o successive a lui, mai dimenticato, ancora nei loro pensieri tanto che ancora dopo decenni l’uno o l’altro si premurano di assicurare il sostentamento economico suo o della famiglia con elargizioni mensili. E proprio rivangando il legame con Costanzo, le varie figure cercano di mantenere, di fatto riuscendovi, il loro ruolo. Così dagli anni 2014 fino all’attualità, il clan dei Gaglianesi appare ancora perfettamente in piedi ed operativo, con figure la cui caratura è risultata valorizzata anche in altre indagini sfociate in operazioni di polizia, processi e condanne».
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