
Una città immobile che attende di colmare il vuoto durato oltre 20 anni. Le grandi incompiute, tra prime pietre e inaugurazioni farsa, continuano a rappresentare l’emblema di un capoluogo di provincia che, nel frattempo, ha perso abitanti e interessi, pur godendo di un vastissimo patrimonio culturale. L’elenco sarebbe lunghissimo ma per capire la gravità della situazione basta soffermarsi sulle opere che avrebbero dovuto cambiare il volto del centro abitato.
Il teatro, pensato alla fine degli anni ’90, e ancora immobile, nella sua imponenza, a dominare il quartiere dormitorio di Moderata Durant; la scala mobile, ideata nel 2006, finalmente conclusa, ma ancora da collaudare; il nuovo ospedale, riconducibile al medesimo periodo, per il quale si è perso il conto delle prime pietre, la cui conclusione, nonostante l’accelerazione degli ultimi mesi, non sembra dietro l’angolo. A fare da cornice a questi fallimenti della politica a 360 gradi, vi sono due tangenziali, stroncate sul nascere da altrettante inchieste della magistratura che, oggi, ad est come ad ovest, rappresentano due ferite aperte.
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