Sabato, 17 Agosto 2019
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MUSICA

Eman e la sua Calabria: il mio album semplicemente racconta la vita

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Disponibile in digital download e su tutte le piattaforme streaming dal 19 aprile, “Eman”, disco omonimo del cantautore catanzarese (al secolo Emanuele Aceto), è un concept album ispirato alla vita dell'autore e alle persone che ha incontrato sul suo cammino negli ultimi tre anni. Prodotto da Mattia “SKG” Masciari ed edito da Jackie & Juliet e Artist First. Il disco è stato anticipato a fine marzo dal singolo “Giuda”.

«Solitamente un concept parte dal titolo - afferma l'artista - il mio invece dalla storia in sé. L'album racconta semplicemente la vita di tutti i giorni. Il titolo è un gioco che ci ha accompagnato fino ad oggi: al contrario Eman è “name”, un nome che può essere mio o di chiunque altro possa aver scritto le storie raccontate nel disco. Non è un caso che il primo brano, “Danziamo dentro al fuoco”, sia un inno alla vita. Viene quindi trattato ciò che effettivamente si vive nella nostra quotidianità».

Infatti i testi raccontano la vita e la società con uno stile intimista, affrontando situazioni come la fine di una storia d'amore (“Tutte le volte”), la caduta e la volontà di rialzarsi (“Icaro”) o la solitudine della metropoli (“Milano” e “Silk”), per non parlare di “Ritorno a Casa (La Ballata di Aldo il Clochard)”.

«È un'incisività collettiva, perché nelle canzoni uso la prima persona in modo che l'ascoltatore possa immedesimarsi. Tutto il disco rappresenta l'elogio di una solitudine positiva ed è un'analisi che si estende all'innamoramento, perché siamo soli anche quando ci innamoriamo, ci lasciamo e facciamo scelte importanti. L'album parla quindi di una solitudine da ritrovare in un momento in cui dovremmo imparare a stare meglio da soli per stare meglio con gli altri. “Ritorno a casa” parla della scelta estrema di un uomo in giro per il mondo, ma desideroso di ritornare a casa. In quel brano c'è la mancanza della terra ed è dedicato a dedico a mia madre, perché sottolineo quanto può mancare una madre.

È un finale molto speranzoso, perché dice “ok, ho visto il mondo, non è bellissimo, ma ho imparato che se c'è l'amore ogni cosa cambia”. In questo pezzo si parla col mio stile ermetico anche di politica, cieli che non hanno confini, in un periodo in cui siamo abituati a vedere porti chiusi. Come emerge dai brani dell'album, manca l'empatia e l'uomo si è disumanizzato. Per quanto sia assurdo, oggi possiamo comunicare con tutti ma siamo soli».

A proposito di lontananza, a te cosa manca della Calabria?

«Mi manca un po' tutto, perché vorresti che la Calabria ti tenesse a sé come l'albero. Hai la mancanza di un posto che non ha molte cose. La condanna di chi emigra a tutti i livelli è amare: ami talmente tanto la tua terra e soffri perché qualsiasi altro posto è meglio di casa tua, ma non è casa tua».

Importante è anche l'aspetto musicale, dove prevale l'electro rock, ma i cori di alcuni brani richiamano la musica popolare. Quale lavoro avete fatto da questo punto di vista tu e Mattia Masciari, produttore e co-autore?

«A volte il cantato è in tre quarti ed è un modo di interpretare molto italiano, che potrebbe richiamare Rino Gaetano. In alcuni brani ho ritrovato quella sonorità, ma non volutamente. Credo sia qualcosa di spontaneo, frutto di anni di ascolto delle tarantelle in Calabria. Io e Mattia abbiamo un modo di lavorare particolarissimo: lui mi crea un mondo musicale e da quello riesco a pensare cosa potrebbe raccontare il brano. Già quando ascolto so che quel brano potrà parlare solo di un dato argomento. È un'ispirazione che mi viene dal mondo: ho voglia di dire certe cose che escono fuori inconsciamente. Credo che la musica parli già per sé e tu debba solo esprimere ciò che vuoi attraverso la musicalità delle parole».

Dopo aver partecipato al Concerto del Primo Maggio a Roma, Eman ha presentato il disco con due speciali showcase ieri al Teatro Politeama di Catanzaro e oggi maggio al Mood Social Club di Rende (ore 18.30).

Oggi pomeriggio a Rende una presentazione specialissima.

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