Sabato, 23 Ottobre 2021
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IL RICONOSCIMENTO

Melissa, al via la settima edizione del “Premio nazionale Grillo”

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Intitolato alla memoria del soldato calabrese deportato nei lager tedeschi durante la Seconda guerra mondiale

Il valore della memoria e l’importanza del riconoscimento e della tutela dei diritti umani: è il tema della 7. edizione del Premio nazionale intitolato a Giovanni Grillo: il soldato di Melissa, deportato nei lager  tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Anche quest'anno torna, il concorso nazionale, “Memoria e Diritti Umani, una strada verso la libertà” promosso, per il Giorno della memoria, dalla Fondazione istituita e presieduta da Michelina Grillo, figlia del militare internato in un lager. Il concorso  indetto nei giorni scorsi dal Ministero dell’Interno è riservato alle scuole secondarie di I e II grado dell’intero territorio nazionale, per «conservare e rinnovare la memoria di tutti gli internati militari italiani, vittime delle persecuzioni nazifasciste». L’iniziativa, si avvale anche del patrocinio dell’Aeronautica militare, il Ministero della Cultura, l’Istituto nazionale Ferruccio Parri, Rai per il Sociale, Rai Cultura e Rai Scuola. Gli elaborati, sotto forma di video, racconto fotografico, testo teatrale, testo di una canzone o composizione musicale, dovranno inviati entro e non oltre il 16 dicembre 2021.

La storia

Giovanni Grillo, nel 1940, venne chiamato alle armi, quando aveva solo 23 anni; inviato a combattere in Albania, nel ’43, venne catturato a Durazzo e deportato in un campo di concentramento in Germania, lo Stalag XII A. Una sorte, si scoprirà, condivisa da seicentomila soldati italiani che dissero no a fascisti e nazisti e preferirono patire le conseguenze della prigionia piuttosto che combattere con i nazi-fascisti. Uomini, costretti a sopravvivere al freddo e la fame in misere baracche, obbligati ai lavori forzate. Prove durissime, che Giovanni affrontò grazie alla sua forte tempra ma che, come accadde per tutti gli altri prigionieri, lo segnò profondamente nell’animo e nel corpo. Alla fine della guerra, tornò a casa, minato dalla tubercolosi che, dopo un doloroso calvario in diversi sanatori, lo portò alla morte a 51 anni, il 18 dicembre 1968. La figlia, Michelina, con l’istituzione della Fondazione a suo nome ha voluto che non venisse disperso l’insegnamento del padre: il coraggio di resistere e lottare con dignità e fermezza per i diritti e contro l’indifferenza, per riscoprire ed affermare il valore della solidarietà e l’umanità.

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