Lunedì, 15 Agosto 2022
stampa
Dimensione testo

Cultura

Home Cultura I “gattopardi”, gli scandali, il futuro: Nicola Gratteri al festival Trame di Lamezia
TERZO GIORNO

I “gattopardi”, gli scandali, il futuro: Nicola Gratteri al festival Trame di Lamezia

di
Grande folla all’incontro con il giudice, che ha toccato tutti i punti dolenti della lotta alle mafie. «Ma c’è una fortissima presa di coscienza...»

«In questo momento non siamo di moda, c’è una sorta di resa dei conti. La mia categoria non ha avuto il coraggio di autoprocessarsi, di confessare le sue colpe, di scendere dal piedistallo. Ma, malgrado la consapevolezza di non essere di moda, di essere guardati con diffidenza, di avere poca credibilità perché mai come in questo periodo la magistratura ha un basso indice di gradimento, tuttavia vi dico che la stragrande maggioranza dei magistrati è fatta da persone oneste. Persone che lavorano e che sono tra le più produttive in Europa». Nicola Gratteri, magistrato da trent’anni in prima linea nella lotta alle mafie, come al solito, non le ha mandate a dire. Ieri sera, il procuratore della Repubblica di Catanzaro ha parlato ad una vasta platea riunitasi in piazzetta San Domenico per seguire il suo incontro inserito nel programma di «Trame», il festival dei libri sulle mafie in pieno svolgimento, con grande partecipazione di pubblico, a Lamezia.

Incalzato dalle domande del giornalista della Gazzetta del Sud Arcangelo Badolati, il magistrato ha ripercorso la sua lunga carriera, la sua continua e indefessa lotta contro le consorterie criminali diventate vere e proprie holding internazionali del malaffare. «In questi anni – ha assicurato Gratteri ai lametini che non si sono persi neanche una sillaba del suo lungo intervento – ci sono stati scandali, ma io penso che il futuro sarà diverso e migliore».

Sulle celebrazioni del trentennale delle stragi di mafia, Gratteri ha sentenziato: «Sono rituali vuoti per i “gattopardi”, per chi ha deriso Falcone e Borsellino quando erano in vita. Ma non sono vuoti per migliaia di giovani che credono nel mito di questi due giudici che hanno sacrificato la loro vita per lo Stato e per difendere la democrazia. Se non si conosce la storia non possiamo capire il presente».

Con voce ferma e forte il procuratore ha poi detto: «Bisogna ritrovare l’agenda rossa del giudice Borsellino. Il trentennale delle stragi di Palermo si doveva fare con una legislazione seria, questa la risposta che il governo doveva dare. Non chiacchiere e corone d’alloro». Il magistrato ha aggiunto sarcasticamente, toccando un argomento che di recente ha suscitato diverse polemiche: «Mentre la gente non ha i soldi per sbarcare il lunario, il governo nazionale trova 28 milioni di euro per costruire nelle carceri le stanze dell’amore dove i detenuti possono incontrare le mogli o le compagne».

Sulla querelle con Draghi e le incomprensioni col governo nazionale che hanno occupato le prime pagine dei giornali, Gratteri così si è espresso: «L’obiettivo è indebolirmi; hanno cercato anche di far passare la notizia che mi candidavo con Fratelli d’Italia. Ma io non mi candido. Mi posso permettere il lusso di parlare con tutti perché non chiedo favori, non chiedo nulla. Il meccanismo è quello di martellare Gratteri per indebolirlo. Al potere interessa che ci sia qualcuno che risponda per te, che ci sia qualcuno sopra la tua testa che possa comandarti».

Prima dell’incontro in piazza il procuratore ha risposto alle domande dei giornalisti che seguono il festival tra cui anche corrispondenti europei e dell’America Latina ai quali ha tracciato la storia delle organizzazioni mafiose attive nei diversi Paesi, spiegando le difficoltà che un magistrato incontra quando ha a che fare con legislazioni diverse. «In Europa – ha detto Gratteri – servirebbe un solo sistema giudiziario ma questa è utopia. Non bisogna mollare, non bisogna scoraggiarsi. C’è una presa di coscienza fortissima che è cresciuta in questi anni e ciò ci lascia ben sperare».

Sempre a margine del dibattito pubblico, Gratteri ha incontrato privatamente i familiari dei due netturbini uccisi a Lamezia nel 1991, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, vittime innocenti di ‘ndrangheta. Un delitto efferato che, dopo 31 anni, rimane ancora impunito, senza colpevoli, e sul quale si era aperta ieri la giornata del Festival, con un animato incontro. Il magistrato si è impegnato a leggere le carte, a studiarle.

La fondazione Trame e l’Associazione lametina antiracket, che da sempre sostengono la lotta delle due famiglie che chiedono giustizia, presenteranno a Gratteri una memoria sul caso che è un «buco nero» nella storia recente di Lamezia. Un aspetto importante di un festival che non vuole fermarsi alla pura esposizione di teorie o presentazione di personaggi o volumi, ma incidere nella realtà, tenendo sempre dritta la barra della legalità e della ricerca di giustizia.

Oggi è prevista una giornata ricchissima, con ospiti assai attesi, da Roberto Saviano a Enzo Ciconte, a Antonio Padellaro, a Stefano Massini.

© Riproduzione riservata

PERSONE:

* Campi obbligatori

Immagine non superiore a 5Mb (Formati permessi: JPG, JPEG, PNG)
Video non superiore a 10Mb (Formati permessi: MP4, MOV, M4V)

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook