Mercoledì, 19 Giugno 2019
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Comune di Vibo, in tre anni un valzer di 20 assessori nella giunta Costa

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Venti assessori “bruciati” nel giro di tre anni, una maggioranza numericamente inesistente da oltre sei mesi, gli uffici paralizzati da una burocrazia che si caratterizza per la sua inefficienza, le classifiche di Italia Oggi e del Sole 24 Ore che relegano la provincia ed ovviamente anche la città di Vibo Valentia in fondo alla graduatoria per la qualità della vita: questa lunga messe di dati non è stata sufficiente per indurre il sindaco Elio Costa ad alzare bandiera bianca e dichiarare fallito il suo progetto fondato su un civismo mascherato dietro il quale a menare le danze ci sono stati, sin dal primo giorno, i partiti del centrodestra.

Il primo cittadino sembra pronto a tutto pur di non dimettersi come ha timidamente annunciato salvo poi ritornare – da quanto si apprende – sui propri passi. Una giunta tecnica, un governo di salute pubblica, un esecutivo allargato, una coalizione trasversale agli schieramenti: andrebbe bene qualunque opzione pur di evitare le dimissioni. Il piano è stato predisposto e presentato da Costa ai capigruppo: si tratta di un programma di fine mandato, un altro mini-libro dei sogni dopo quello già “pubblicato” prima dell’estate scorsa. Dentro ci sono le principali emergenze della città da risolvere.

Il capo dell’Amministrazione potrebbe affidarsi a tecnici, ma la strada non è gradita ai partiti della sua...maggioranza, tutt’altro che disposti a farsi imporre nomi da Costa in settori delicati quali Lavori pubblici ed Urbanistica. A tal proposito ieri il segretario provinciale del Pd, Vincenzo Insardà, impegnato in un muro contro muro contro il gruppo consiliare, ha precisato di non aver avuto contatto alcuno con il sindaco per la designazione dell’eventuale assessore alla Cultura. Ma i problemi per il sindaco sono ben altri in questo momento: dopo aver azzerato la giunta Costa dovrà capire come riprendere il dialogo con quelle forze politiche che ancora sono intenzionate a sostenerlo. I “cespugli”, cioè i gruppi minori presenti in Consiglio comunale, non gradirebbero il reintegro solo di qualcuno degli assessori. (Si fanno i nomi di Bellantoni e Sette). E già avrebbero fatto la voce grossa con il primo cittadino. Alcune frange di Forza Italia, inoltre, avrebbero espresso un certo scetticismo sui tecnici tout court.

L’obiettivo di molti consiglieri di maggioranza e di opposizione, invece, sarebbe quello di evitare la caduta immediata dell’Amministrazione. Superata, infatti, la finestra elettorale della prossima primavera, per Costa diverrebbe più facile arrivare alla fine del mandato. Tutt’altro che compatte, peraltro, sono le opposizioni che continuano a ripetere che bisogna andare al voto, ma da voci non proprio di corridoio emergerebbe come singoli eletti, specie dall’area (ex) dem, siano pronti a sostenere il sindaco su alcune specifiche questioni di interesse pubblico.

E il mini-opuscoletto dei sogni messo a punto dal sindaco si presta bene a questo gioco delle parti che accontenta tutti o quasi gli eletti e non scontenta nessuno. Almeno dentro il palazzo.

Ora lo spauracchio degli eletti è la possibilità del ritorno alle urne già a primavera.

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