Sabato, 19 Giugno 2021
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LETTERA APERTA

Sanità, Abramo ai parlamentari calabresi: spingano il governo a farsi carico del debito calabrese

«Non ho dubbi che deputati e senatori di opposizione faranno ciò che hanno sempre fatto, ma mi aspetto da quelli di maggioranza un indispensabile e doveroso scatto d’orgoglio»
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Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo

«Mi appello ai parlamentari calabresi perché pretendano dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte che sia lo Stato, non di certo i loro corregionali, a farsi carico dell’azzeramento del debito del nostro settore sanitario. Pertanto chiedo a deputati e senatori eletti in questa regione, sia di maggioranza che di opposizione, di creare un’unica rete che faccia pressione sul premier affinché levi dalle spalle dei nostri concittadini il peso di quell’immenso buco aggravato da oltre un decennio di commissariamento. In questi giorni si sta discutendo della Legge di Bilancio che dovrà essere approvata entro fine anno: non c’è miglior occasione per provare a introdurre un provvedimento così importante». È quanto si legge in una lettera aperta inviata dal sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ai parlamentari calabresi

Deputati e senatori alzino la voce

«Era questo, fra le altre cose, un aspetto che lo stesso Conte aveva rivelato di voler affrontare, ricevendoci a Roma poco più di un mese fa, proprio a noi sindaci calabresi. Ci saremmo aspettati che un provvedimento del genere fosse inserito nel Decreto Calabria, ma fino a questo momento non è ancora stato fatto. E allora chiedo a deputati e senatori di alzare la voce: la Calabria non può essere presa in giro. Non ho dubbi che deputati e senatori di opposizione faranno ciò che hanno sempre fatto, ma mi aspetto da quelli di maggioranza un indispensabile e doveroso scatto d’orgoglio. Pensare che una massa debitoria che si aggira intorno ai due miliardi di euro possa essere pagata dai cittadini, magari attraverso un aumento esponenziale dell’aliquota Irpef che già di per sé è molto alta, sarebbe la cosa più ingiusta che il Governo possa fare adesso. È chiaramente legittimo individuare soluzioni finalizzate a ripianare un debito che va azzerato, ma se c’è un’Istituzione che può e deve farlo questa è proprio lo Stato: un mutuo acceso con Cassa depositi e prestiti, quindi con lo stesso Stato a pagarne direttamente le rate. Al contrario, aumentare le tasse nei confronti dei calabresi significherebbe dare un’ulteriore mazzata a un territorio che è stato piegato, negli anni, pure tramite una continua e ostinata riduzione dei trasferimenti statali per il comparto sanitario».

Debito di 400 milioni

Abramo inoltre sfida «chiunque a reggere un sistema, assicurare i livelli essenziali di assistenza, tenere aperti gli ospedali o non smantellare la rete di assistenza territoriale quando riceve in meno ogni anno, per dieci anni, una cifra vicina ai 400milioni. Nel periodo in esame si tratta di ben quattro miliardi, la sperequazione fra la Calabria e le altre Regioni del centro-nord sta proprio in questa differenza. Che lo Stato debba farsi carico dell’azzeramento del debito ne converranno i parlamentari di qualsiasi schieramento. La sanità calabrese può uscire dalla pessima situazione in cui si trova solo in questo modo. Al contrario, aumentare l’aliquota Irpef per trent’anni lascerebbe sulle spalle della futura generazione un peso non indifferente e renderebbe ancora più difficile, se non impossibile, migliorare quei Livelli essenziali di assistenza che hanno un radicale bisogno di crescere, certo non di essere ridotti. Vale la pena ricordare che al deficit annuale di circa 160 milioni di euro all’anno si sommerebbe una somma di circa 100 milioni ogni anno, fra capitale e interessi, per un trentennio. Una mazzata. Questa situazione non è certo stata causata soltanto da decisioni esterne, ma il comportamento dello Stato ha contribuito ad aggravarla e continuerà a farlo se non manterrà un’altra delle rassicurazioni che aveva promesso ai sindaci a novembre, vale a dire chiudere la lunga stagione commissariale non appena superata l’emergenza Covid».

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