Lunedì, 26 Ottobre 2020
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Mascherina e posti distanziati, nel Vibonese i fedeli sono tornati in chiesa

Tra le principali abitudini ai quali i vibonesi non hanno rinunciato in questi giorni di post-lockdown, c’è certamente quello di ritornare a messa dopo aver seguito le celebrazioni eucaristiche a casa in streaming per un paio di mesi. Un sollievo per tanti fedeli che hanno avuto così la possibilità di ritornare a pregare nel loro luogo di culto più abituale. Domenica mattina molti hanno scelto di frequentare la messa e noi siamo andati nelle principali due chiese del centro storico di Vibo: il Duomo di San Leoluca e la chiesa di Santa Maria La Nova.

In entrambi i casi regole chiare: ingresso con la mascherina, presenza di igienizzante per lavarsi le mani, posti accuratamente distanziati. Con la riduzione del numero di presenze, in entrambe le chiese sono circa 100 i posti disponibili.

"Nei primi giorni in cui, dal 18 maggio, abbiamo potuto tornare a celebrare messa con i fedeli – sottolinea don Maurizio Macrì della parrocchia di San Leoluca – soprattutto lunedì e martedì scorso abbiamo riscontrato un’alta affluenza. Abbiamo così deciso di celebrare ben tre messe la domenica, due di mattina e una di pomeriggio. E’ stato bello ed emozionante poter rivedere le persone e grazie anche al contributo del gruppo Scout 1 e dei vari volontari, che ci danno una mano nelle nostre attività, siamo riusciti a ripartire con grande serenità".

Tra le chiese maggiormente frequentate anche la parrocchia di Santa Maria La Nova, presieduta da don Enzo Varone: "Abbiamo riaperto dopo l’8 marzo ed è stata una celebrazione domenicale abbastanza tranquilla con circa 90 persone presenti. Tutti molto corretti, molto rispettosi e ringrazio tutti. Sembriamo quasi tedeschi nel modo di fare – ha sorriso don Varone - anzi siamo migliori".

La prima domenica di riapertura delle chiese ha visto una partecipazione cauta e serena nell’hinterland vibonese. Stringenti norme di prevenzione sanitaria sono state messe a punto dai sacerdoti e dai volontari delle parrocchie, per garantire la massima sicurezza ai fedeli, i quali hanno risposto con estrema diligenza. Ogni chiesa è stata precedentemente adeguata e disposta ad una capienza massima di persone, scongiurando così il rischio di assembramento.

"A Maierato- spiega il parroco, don Danilo D’Alessandro - la chiesa matrice è stata adeguata per contenere fino a 60 persone: la celebrazione domenicale, comunque, non ha visto raggiunto il numero massimo di fedeli, anche perché, consapevole che l’emergenza coronavirus non è ancora stata superata, ho tenuto a dispensare gli anziani e gli ammalati dal precetto festivo".

Presenza contenuta anche a Monterosso Calabro, dove padre Carmelo Andreacchio e i suoi collaboratori si sono impegnati a illustrare e a far rispettare tutte le norme ai partecipanti alla santa messa. A San Nicola da Crissa le celebrazioni con i fedeli sono iniziate venerdì, in occasione della commemorazione di Santa Rita da Cascia, alla quale i sannicolesi sono molto legati: per tale ricorrenza Padre Michele Cordiano ha preferito celebrare due messe per consentire a più fedeli di prendervi parte.

Altre celebrazioni sono state officiate sabato e domenica sia presso il santuario di Mater Domini (che, secondo le disposizioni sanitarie, può contenere un massimo di 70 persone) e nella chiesa del Santo Rosario (che prevede un massimo di 56 persone). I fedeli sono stati, in tal modo, distribuiti in più giorni e in più luoghi, con scrupolosa osservanza delle disposizioni emergenziali.

Prima messa domenicale con i fedeli anche a Capistrano. I componenti del coro ed i fedeli presenti erano gioiosi ed emozionati, ma è stato, soprattutto, il parroco Antonio Calafati a commuoversi particolarmente per essere ritornato a celebrarla con il popolo ed il coro, anche se ha auspicato di potere, al più presto, recarsi a visitare gli anziani e gli ammalti, dei quali ha avvertito e avverte la mancanza imposta dal coronavirus.

Eccellente il servizio dei collaboratori-volontari del parroco che, all’ingresso della chiesa, oltre a fare igienizzare le mani e raccomandare di non togliersi in chiesa la mascherina per coprire sempre naso e bocca, hanno condotto ogni fedele fino al posto a sedere e vietato l’accesso a chiunque dopo che i prestabiliti 50 posti a sedere erano stati occupati.

I collaboratori, terminata la funzione, hanno igienizzato i locali, disinfettato accuratamente microfoni, i vasi sacri, vassoi, ampolline o ogni altro oggetto utilizzato. Nella chiesa matrice di Capistrano possono partecipare fino a 50 persone con posti a sedere “a scacchiera” sui banchi per assicurare il distanziamento sociale, dove si rimane anche al momento della comunione, perché, per prevenire contagi, don Calafati, munito di mascherina e guanti, li raggiunge per consegnare l’ostia consacrata sulla mano dei fedeli.

Non si è mancato di vedere come buon auspicio la felice coincidenza di questa prima celebrazione di messa domenicale con la domenica in cui si celebra l’Ascensione in cielo di Nostro Signore, anche perché, prima dell’Ascensione, Gesù ha promesso di rimanere sempre tra i suoi discepoli e, quindi, fra noi, tramite lo Spirito Santo.

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