Giovedì, 04 Marzo 2021
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Giornata della memoria a Vibo, quel dolore che non va dimenticato. Mai!

Non la solita commemorazione in occasione della “Giornata della memoria”, ma l’esempio e la partecipazione attiva contro l’indifferenza e la rassegnazione. Con questi presupposti  il preside Alberto Capria riapre una pagina tragica della storia d’Italia, quella dell’Olocausto. "La pandemia  - commenta il rettore del convitto “G. Filangieri” di Vibo Valentia, nonché dirigente scolastico del terzo circolo - sta mettendo a dura prova anche il mondo della scuola; ma in questo mare aperto che ci è dato solcare, fra roboanti annunci e anacronistiche contrapposizioni, ci sono appuntamenti che sollecitano riflessioni che dovrebbero essere costanti. La giornata della memoria è certamente uno di questi: e le due scuole del centro storico di Vibo Valentia – De Amicis e Convitto Filangieri – la ricordano con una interessante mostra fotografica curata da alunni e Docenti".
Il 27 gennaio 1945 "si spalancarono i cancelli di Auschwitz-Birkenau, svelando al mondo le atrocità perpetrate da uomini nei confronti di altri uomini.
Gli anni a seguire – prosegue Capria -  hanno palesemente dimostrato che la tragedia della Shoah ha insegnato poco;  “ancora tuona il cannone, ancora non è contento di sangue la belva umana", scrive Guccini nella Canzone del bimbo nel vento. Discriminazioni razziali, sessuali, religiose,  “cromatiche” (dovute al colore della pelle), appartengono  ancora, inspiegabilmente e stupidamente – continua il preside - ad un presente che ci circonda".
I “campi di annientamento”, come li definiva Primo Levi, non sono sorti per caso, né tantomeno senza che nessuno sapesse; ed è su questo assunto che  secondo il dirigente scolastico, bisognerebbe avviare una riflessione sull’attualità dell’insegnamento della Shoah.
 "Tutto quello che è accaduto è stato possibile perché molti, tanti, troppi hanno osservato senza vedere, hanno udito senza ascoltare, hanno vissuto senza ... vivere. E’ quello che Liliana Segre  - prosegue - definisce con una sola parola: indifferenza; termine che è scolpito a caratteri cubitali sul muro all’ingresso del Memoriale della Shoah, al Binario 21 della stazione Centrale di Milano".
Ed ecco che, se per i sopravvissuti ai campi di annientamento "raccontare è stata un’esigenza e per noi lo è il ricordare sempre e per sempre – la memoria che genera futuro– purtuttavia tutto ciò  - rileva Capria - non può bastare. Non può e non deve bastare il pur doveroso e allo stesso necessario ricordo delle vittime della Shoah: è importante riflettere sulla attualità delle precondizioni alla sua genesi". Perché "dovunque vengano negate le libertà fondamentali dell’uomo, dovunque non ci si occupa e preoccupa dell’altro – scrive Primo Levi – ci si avvia verso un percorso negazionista e fascista dal quale, una volta intrapreso, è molto difficile tornare indietro. Tutte le volte che si fa finta di non vedere o ci si fa fatti propri,   ogni volta che ci comportiamo da   “abitanti” e non da “cittadini” - aggiunge il rettore del convitto Filangieri di Vibo - ci si avvia all’inesorabile lutto delle menti, alla distruzione del tessuto sociale che è l’humus  della convivenza civile e democratica". In questo sta il dirompente ed attuale messaggio che, a parere di Capria,  ci consegna la tragedia della metà del secolo scorso.
"Prima vennero per i comunisti, ed io non alzai la voce perché... non ero comunista; (...) poi vennero per gli Ebrei ed io non dissi nulla perché non ero Ebreo. Alla fine vennero a prendere me e non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa".
E dunque "si parli, si ascolti, ci si indigni, si alzi la voce, si partecipi attivamente: questo è il senso di una vita vissuta; questo è il valore ed il senso di una giornata della memoria che vada oltre  il singolo giorno, che non si trasformi in un compleanno, che oltrepassi mostre e convegni, che duri un anno intero, anzi una vita intera. Lo dobbiamo ai milioni di morti del  “processo di arianizzazione” - conclude il preside Capria  partorito dalle folli menti naziste, con la condivisione del governo fascista: quello delle leggi razziali del 1938! Dobbiamo, parafrasando ancora Levi,  ricordare e meditare che questo è stato: o... ci si sfaccia la casa, la malattia ci impedisca, i nostri nati torcano il naso da noi!".

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