Giovedì, 21 Ottobre 2021
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Il deserto dell'ambulatorio della Cittadella di Catanzaro, uno sperpero senza fine - FOTO

Locali desolatamente vuoti, dispositivi e attrezzature destinate al deterioramento. È il triste destino dell’ambulatorio infermieristico all’interno della Cittadella regionale ormai da oltre 500 giorni fuori servizio. Le immagini rappresentano la drammatica indifferenza verso questo presidio che dovrebbe essere imprescindibile per un’Amministrazione popolosa come quella della Regione Calabria. Invece, l’indifferenza e l’inerzia lasciano esposti a rischi di salute i dipendenti.

Il sindacato CSA-Cisal era già intervenuto sull’incresciosa vicenda nell’ottobre del 2020, quando già l’infermeria non era più operativa da tempo perché l’unico infermiere rimasto era andato in pensione e l’Asp non aveva provveduto ad attingere dall’apposita graduatoria l’operatore sanitario successivo. "Da quel momento - spiegano i rappresentanti del sindacato - non è cambiato alcunché. Anzi, in verità ci sarebbe una novità. Dal 7 dicembre 2020, la convenzione fra Regione e Asp di Catanzaro, che impegnava appunto quest’ultima a fornire il personale infermieristico, è scaduta. Ad oggi, non risulta né rinnovata e né sembrano esserci le necessarie interlocuzioni per firmala di nuovo. Eppure, ben due richieste di riattivazione, nell’ottobre 2020, erano state inviate ai commissari prefettizi dell’Asp, a firma del dirigente “Datore di Lavoro”, dell’allora dg del “Personale”, e, una delle due missive, era stata financo sottoscritta dall’allora segretario generale della Regione. Pare che a seguito dell’indisponibilità dell’Asp, sia stato fatto un tentativo con l’azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio. Tuttavia, anche in questo caso non c’è stato alcun esito positivo.

Ovviamente - prosegue il sindacato -, non possiamo restare silenti di fronte a questa trascuratezza che si riversa negativamente sui lavoratori. Sarebbe il caso di ricordare che fra i dipendenti regionali impiegati alla Cittadella circa 185 sono soggetti fragili (con patologie) e un numero cospicuo ha più di 60 anni, persone notoriamente più a rischio. Per non dimenticare i numeri complessivi. Ci sono circa 2 mila dipendenti, praticamente un “piccolo paese”. E di solito in ogni paese c’è una guardia medica, qui in Regione Calabria non c’è nemmeno un ambulatorio infermieristico.
Non stiamo chiedendo la luna, tuttavia la presenza fisica di un ambulatorio con personale specializzato potrebbe rappresentare un primo presidio d’intervento quando i dipendenti dovessero averne bisogno. Guardiamo alcuni esempi pratici. Nei casi comuni di piccole ferite, se curate e medicate in infermeria magari si potrebbe evitare il trasporto in ospedale, fatto che notoriamente appesantisce in maniera inappropriata i pronto soccorso degli ospedali calabresi. Oppure, se qualcuno avvertisse dei malori che necessitano di successivi approfondimenti ci sarebbe l’assistenza di personale preparato che opererebbero un intervento immediato. Per non parlare della prossima (presumibilmente lunga) fase di convivenza con il virus. Farebbe comodo avere la possibilità di poter eseguire un tampone rapido al cospetto di casi sospetti e sintomatici prima che possa scatenarsi un focolaio all’interno degli uffici. Insomma, per i dipendenti (per non dimenticare i visitatori) sarebbe una struttura sul posto di lavoro su cui poter fare affidamento in caso di malanni improvvisi.

Crediamo che sia trascorso fin troppo tempo da quando l’ambulatorio ha cessato la propria attività. Inaugurato dall’allora presidente Oliverio nel dicembre 2016, negli anni che ha funzionato per i lavoratori regionali è stato un utile presidio e francamente non si capisce perché è inattivo da così tanto tempo. Chiediamo pertanto al dirigente “Datore di Lavoro” di adottare ogni atto formale affinché torni in funzione attraverso le forme amministrative più efficaci e celeri, che si tratti di una convenzione con un’azienda sanitaria o ospedaliera o comunque che si trovi il modo (magari con un contratto di collaborazione) di reclutare gli infermieri necessari.

Altrimenti, le somme impiegate per allestire l’ambulatorio non diventerebbe altro che l’ennesimo e insensato sperpero di denaro pubblico. Sulla vicenda - conclude il sindacato CSA-Cisal - intervenga anche il presidente f.f. Nino Spirlì dimostrando con i fatti l’importanza di tutelare la salute dei lavoratori regionali. Possiamo garantire che il sindacato non resterà a guardare e se la situazione non si dovesse sbloccare porterà avanti azioni eclatanti a sostegno dei diritti dei lavoratori. Le immagini parlano da sole: l'ambulatorio è abbandonato al suo destino. Siano da pungolo per l'Amministrazione affinché lo riattivi quanto prima tutelando il bene collettivo della sicurezza dei dipendenti e dei visitatori della Cittadella regionale.

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