Mercoledì, 05 Ottobre 2022
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'Ndrangheta a Milano, narcotraffico ed estorsioni. Arrestato il genero del boss Mancuso di Limbadi: 30 indagati NOMI

Quattro misure e avviso di chiusura indagine nei confronti di 27 persone per reati che vanno dall’associazione di stampo mafioso al narcotraffico, dalle estorsioni aggravate alle attività illecite legate al recupero crediti. E' questo l’esito di una indagine coordinata dal pm della Dda di Milano Alessandra Cerreti, e denominata 'Medoro', svolta dai carabinieri del Ros che riguarda un gruppo 'ndranghetista facente capo alla famiglia Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia). Eseguite perquisizioni in tutta Italia.

In manette il genero del boss Mancuso di Limbadi

C'è anche Luigi Aquilano, il genero del boss Antonio Mancuso vertice della cosca di Limbadi, tra i tre arrestati di oggi. E’ quanto emerge dall’ordinanza del gip milanese Lidia Castellucci che ha disposto il carcere anche per Arturo Garofalo, legato a Cosa Nostra con riferimento ai "cugini" Fontana dell’Acquasanta di Palermo e per Christian Cucumazzo, già detenuto a Siracusa, e ritenuto vicino alla Sacra Corona Unita, con il clan Strisciuglio di Bari, e l’obbligo di firma per Viola Moretti, «mandante» del recupero crediti per una somma di 44 mila euro nei confronti di un imprenditore con cui aveva avuto in passato una relazione amorosa. I quattro sono stati destinatari della misura cautelare in particolare per questo episodio di estorsione a cui si aggiungono alcuni episodi di droga. Il giudice che, come si legge nell’ordinanza, ha operato un «notevole ridimensionamento del quadro indiziario», non ha riconosciuto i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso e di narcotraffico contestati dalla Procura nella chiusura delle indagini, e ha quindi respinto 26 richieste di misura cautelare avanzate dal pm. «Tirando le fila delle considerazioni che si sono rassegnate - scrive il gip Castellucci - le risultanze della presente indagine se, da un lato, confermano la presenza sul territorio lombardo di soggetti legati da vincoli familiari con la famiglia 'ndranghetista Mancuso, dall’altro non hanno documentato l'esistenza, fuori dalle aree di origine, di un’associazione mafiosa connotata da un impegno reciproco e costante, funzionalmente orientato alla struttura e alla attività dell’organizzazione criminosa».

I nomi degli indagati

Luigi Aquilano, Tropea 09.05.1978 (residente a Milano); Damiano Aquilano, Tropea 07.08.84 (residente a Solaro); Alessio Calabrese, Monza 21.02.1980; Nazzareno Calaio, Cologno Monzase 12.12.1969; Salvatore Comerci, Nicotera 13.01.1985; Christian Cucumazzo, Modugno 02.12.1994; Giuseppe D’Angelo, Nicotera 14.08.1979; Rosario D’Angelo, Tropea 10.08.1984 (residente Bresso); Daniele Nicola De Luca, Milano 20.03.1972; Francesco Orazio Desiderato, Vibo Valentia 27.09.1974 (residente a Berlassina); Edoardo Di Giacco, Tropea 26.09.1983 (residente a Milano); Giuseppe Di Giacco, Tropea 30.03.1985 (residente a Milano); Arturo Garofalo, Palermo 31.08.1990, (residente a Orta Di Atella, domiciliato a Milano); Andrea Gobbo, Saronno 21.09.1999 (residente a Solaro); Cosimo Michele Iozzolino, Corigliano Calabro 29.09.1961 (residente a Milano); Nicola La Valle, 06.01.1970 Reggio Calabria (residente a Milano); Luciano Lioniello, Roma 27.03.1976 (residente ad Ibiza); Alfred Lleshi, Albania 02.06.1990 (residente a Rho); Alessandro Marangi, Milano 20.08.1971; Giorgio Mariani, Genga 31.03.1958 (residente a Milano); Massimiliano Mazzanti, Milano 08.03.1972; Paolo Mesiano, Vibo Valentia 07.05.1976 (residente a Monza); Antonio Messineo, Locri 07.07.1981; Ylber Mezja, Albania 26.01.1976 (residente a Baranzate); Viola Moretti, Terni 23.05.1989 (residente a Milano); Fortunato Palmieri, Cinquefrondi 24.12.1985 (residente a Mileto); Ugo Reitano, Messina 21.05.1982 (residente a Sesto San Giovanni); Vito Scravaglieri, Nova Milanese 28.05.1975; Davide Vailati, Milano 15.11.1975; Giovanni Vecchio, Nicotera 07.09.1958 (residente a Milano).

"Medoro", un'indagine avviata nel 2018

In particolare, i Carabinieri del R.O.S., unitamente ai Comandi Provinciali Carabinieri di Milano, Monza, Reggio Calabria e Vibo Valentia, hanno notificato, nei territori di rispettiva competenza, nei confronti di 27 soggetti, gli esiti di una complessa ed articolata indagine (denominata appunto "Medoro"), avviata, sotto il coordinamento della D.D.A. di Milano, nella primavera del 2018 e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale Carabinieri (R.O.S.), che ha riguardato un gruppo mafioso radicato in Lombardia e, in particolare, nella provincia di Milano, alleato e/o collegato alla cosca di `ndrangheta facente capo alla famiglia Mancuso di Limbadi (VV).

I collegamenti tra Milano e i Mancuso di Limbadi

Secondo la prospettazione accusatoria, è stata documentata l'esistenza, sul territorio di Milano, di un gruppo criminale di matrice 'ndranghetista, caratterizzato dallo stabile collegamento con la famiglia di `ndrangheta dei Mancuso di Limbadi, alla quale alcuni degli indagati sono legati da vincoli di stretta parentela, nonché dalla commissione di un numero indeterminato di reati, che spaziano dal narcotraffico alle attività estorsive di recupero credito tramite violenze e minacce. Il gruppo ha, altresì, dimostrato la capacità di estendere la propria forza di intimidazione anche al di fuori dei confini nazionali, in particolare, nelle Isole Baleari.

Una consistente attività di narcotraffico

L'ascolto di innumerevoli conversazioni tra presenti, ha permesso di far emergere - nonostante le cautele adottate dagli indagati - l'esistenza di un'attività strutturata, dedita al traffico di stupefacenti. Le acquisizioni investigative — dalla eccezionale genuinità — unite ai riscontri degli investigatori, danno uno spaccato quanto mai completo e soddisfacente del complesso ed articolato traffico di stupefacenti condotto dal sodalizio in disamina, che ha perfezionato movimentazioni di narcotico per quasi 100 kg (72 di hashish, 18 di marijuana, nonché quasi mezzo kg di cocaina), e programmato/progettato l'importazione di quasi 2 tonnellate di hashish, per un volume di affari complessivo nell'ordine di centinaia di migliaia di Euro;

Una serie di attività illecite di recupero crediti

Si tratta di vere e proprie estorsioni, caratterizzate dall’adozione di comportamenti e schemi tipici delle organizzazioni di tipo mafioso, che si concretizzano in intimidazioni tese - da un lato - a coartare la volontà dei debitori, costringendoli a corrispondere quanto preteso, e - dall’altro - a costringere gli stessi creditori a sottostare alle imposizioni ricevute, con riguardo - in primis - al compenso per il loro intervento.

L'export alle Baleari

Alcune delle condotte contestate sono state commesse nelle Isole Baleari, dove gli indagati hanno esportato il proprio know how criminale, offrendo il “servizio” di recupero crediti ad imprenditori locali ed espandendosi nel settore della sicurezza dei locali notturni.

L'avvocatessa e le cosche

Dall’attività di indagine è emersa la figura di una avvocatessa che, «ritenendo di vantare un credito di oltre 40 mila euro» nei confronti di un piccolo imprenditore della Lombardia, si sarebbe rivolta a tre persone contigue a Cosa Nostra, alla 'Ndrangheta e alla Sacra Corona Unita le quali, in più occasioni ed anche congiuntamente, ponevano in essere pesanti minacce, intimidazioni ed appostamenti nei confronti della vittima per obbligarla alla restituzione della somma asseritamente dovuta maggiorata del “compenso” per il loro intervento. Le attività svolte dalla Squadra Mobile consentivano di dimostrare che la donna si era rivolta ad un individuo contiguo alla nota famiglia di mafia FONTANA (cosa nostra siciliana), il quale sollecitava, a sua volta, l’intervento di altro soggetto già emerso dall’attività dell’ Arma dei Carabinieri che si qualificava come un “Mancuso” (‘ndrangheta calabrese), nonché di un individuo riconducibile alla sacra corona unita il quale, pur essendo detenuto, riusciva a trasmettere, tramite uso di telefono cellulare e applicativo Whatsapp, messaggi fortemente intimidatori anche con il supporto di foto di micidiali armi da guerra. Le indagini tecniche dimostravano, pertanto, l’esistenza di un allarmante scenario criminale riconducibile che induceva la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano ad intervenire per interrompere le condotte criminose e tutelare l’incolumità della persona offesa.

Anche 3 arresti e un obbligo di presentazione

Contestualmente, nell’ambito della medesima attività, veniva oggi eseguita anche un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro soggetti in quanto ritenuti autori, a vario titolo, dei reati di estorsione, anche aggravata dal metodo mafioso, e cessione di sostanza stupefacente. Il provvedimento restrittivo scaturiva dalle risultanze investigative emerse non soltanto nel corso delle attività svolte dal personale dell’ Arma dei Carabinieri, ma anche da una più recente attività della Polizia di Stato, e in particolare della Squadra Mobile di Milano, concentratasi su una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di un piccolo imprenditore operante in Lombardia.

Su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari, pertanto, veniva disposta la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di tre degli indagati, mentre per il quarto veniva applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla p.g. Le operazioni, tuttora in corso, vedono coinvolte decine di donne e uomini dell’ Arma dei Carabinieri impegnati in numerose perquisizioni su tutto il territorio nazionale, nonché personale della Polizia di pag. 2 di 3 Stato in collaborazione con le Squadre Mobili di Napoli, Sassari e Siracusa, nonché personale del Reparto Prevenzione Anticrimine di Milano, con il supporto delle unità cinofile dell’ Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato.

 

 

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