Domenica, 02 Aprile 2023
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Home Foto Cronaca Tragico naufragio di migranti a Cutro: già 59 morti. Tra le vittime due gemellini e un neonato. Il medico: "I cadaveri galleggiavano ovunque". Ne mancano una trentina all'appello

Tragico naufragio di migranti a Cutro: già 59 morti. Tra le vittime due gemellini e un neonato. Il medico: "I cadaveri galleggiavano ovunque". Ne mancano una trentina all'appello

Una barcone di migranti è naufragato stamattina davanti alle coste calabresi di Cutro, a una ventina di chilometri da Crotone. Il natante, un caicco in legno molto carico proveniente dalla Turchia, non ha retto al mare agitato spezzandosi in due in balìa delle onde quando era ad appena 100 metri dalla riva, sulla foce del fiume Tacina.

Le operazioni di recupero dei corpi

Sono 59 i cadaveri recuperati finora, tra loro anche 12 bambini e 33 donne, secondo il centro di coordinamento soccorsi riunito presso la Prefettura di Crotone. Un bilancio ancora provvisorio, mancherebbero all'appello diversi bambini, non se ne sarebbe salvato nessuno. Ai corpi trovati sulla spiaggia - la maggior parte in località «Steccato», uno sul litorale di Botricello - si aggiungono infatti quelli localizzati in mare che devono ancora essere recuperati. Sono inoltre 81 i profughi salvati e già trasferiti al Cara di Sant'Anna, 20 quelli accompagnati in Pronto soccorso a Crotone, di cui la metà minorenni, con sintomi di ipotermia. È iniziato il trasferimento delle salme delle vittime che saranno portate nel Palamilone, il palazzetto dello sport di Crotone. Il trasporto viene effettuato da alcuni carri mortuari di ditte di onoranze funebri del Crotonese. Per agevolare le operazioni, che presumibilmente andranno avanti per alcune ore, la Protezione civile regionale ha allestito una torre faro che quando scenderà il buio illuminerà l’area dove è stato allestito un gazebo sotto il quale sono state sistemate le salme, accanto ad una villetta a due piani non ultimata.

Quel che resta dell'imbarcazione

Accovacciati tra le dune basse di sabbia e la vegetazione mediterranea, avvolti nelle coperte termiche fornite dai soccorritori, i volti terrei scrutano a pochi metri di distanza i cadaveri allineati sulla battigia, coperti da lenzuola, vicino ai pezzi di legno che rimangono del vecchio motopeschereccio andato in frantumi. Tra i superstiti tanti ragazzi, minorenni, ma non bambini: i più piccoli sono morti annegati quando il barcone sul quale viaggiavano è stato sbattuto contro gli scogli dal mare molto agitato. Due gemellini e un bimbo di pochi mesi sono gli unici accertati al momento. Ma la conta delle vittime è destinata ad allungarsi. L'imbarcazione potrebbe essersi spezzata a riva, quando le persone che erano a bordo stavano già scendendo. È una delle ipotesi al vaglio degli investigatori che dovranno ricostruire le fasi del disastro. Un’altra possibilità è che il peschereccio con a bordo i migranti si sia arenato su una secca che dista un centinaio di metri dalla battigia. Una volta ferma, la nave si sarebbe capovolta, a causa della forza del mare, andando in mille pezzi.

Sul peschereccio 150-180 persone

Destinato dunque ad aggravarsi pesantemente il bilancio delle vittime del naufragio di migranti a «Steccato» di Cutro. A bordo del peschereccio carico di migranti naufragato all’alba di oggi a Steccato di Cutro c'era un numero presunto di 150-180 persone di origine pakistana, afgana, turca e somala. A riferirlo, in una nota, è la Prefettura di Crotone. "In Prefettura - è detto ancora nel comunicato - è tuttora attivo il Centro coordinamento soccorsi al quale prendono parte i vertici delle forze dell’ordine, dei vigili del fuoco, della Capitaneria di porto, dell’Azienda sanitaria provinciale, del 118, della Protezione civile regionale, della Croce rossa italiana, nonchè il Presidente della Provincia ed i Sindaci di Crotone e di Cutro. I vigili del fuoco hanno istituito un posto di comando avanzato per la gestione delle attività di coordinamento. Rimane alta l’attenzione di tutti gli enti preposti alla gestione dell’emergenza nei rispettivi presidi territoriali, fino a cessate esigenze. L'intervento tempestivo e qualificato - prosegue la Prefettura - delle numerose unità messe a disposizione da tutte le componenti di Protezione civile, nonché dalle forze dell’ordine, ha consentito di rispondere con efficacia e rapidità nelle operazioni di soccorso». I circa ottanta superstiti trovati sulla spiaggia hanno invece raccontato ai soccorritori che sul peschereccio su cui viaggiavano, che si è spezzato in due a causa del mare molto mosso, erano almeno in 250. Sull’imbarcazione, partita dalla Turchia, erano stipati iraniani, afghani e pakistani. Sul posto polizia, carabinieri, vigili del fuoco, guardia costiera, guardia di finanza, 118 ed istituzioni civili locali.

Accertamenti sono in corso da parte dei carabinieri di Crotone, guidati dal colonnello Raffaele Giovinazzo, su una persona sospettata di essere uno degli scafisti dell’imbarcazione naufragata. Gli investigatori stanno facendo alcune verifiche sul conto dell’uomo, ma al momento non sono stati adottati provvedimenti a suo carico. Omicidio e disastro colposi e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: sono i reati per i quali procede la Procura della Repubblica di Crotone, guidata da Giuseppe Capoccia, nell’inchiesta aperta sul naufragio del barcone di migranti a Steccato di Cutro.

L'allarme, una telefonata intorno alle 4

E’ stata una telefonata giunta verso le 4 al reparto operativo aeronavale della Guardia di finanzia di Vibo Valentia a fare scattare l’allarme per la tragedia verificatasi a Steccato di Cutro. Nella telefonata non sono state fornite notizie dell’incidente a causa di un inglese poco comprensibile di colui che ha chiamato. Gli operatori della centrale operativa, tuttavia, hanno intuito che potesse essere successo qualcosa ed hanno allertato le forze dell’ordine di Crotone. Continua da questa mattina dopo le ore 5, il soccorso dei vigili del fuoco nella zona di Steccato di Cutro, sulla costa crotonese, per il naufragio del barcone di migranti. Operano squadre ordinarie, soccorritori acquatici e sommozzatori del Corpo nazionale, anche con imbarcazioni e moto d’acqua. Al momento sono 45 i corpi privi di vita recuperati dai vigili del fuoco nella zona del naufragio, altri 2 a Botricello e 1 a Belcastro, nella provincia di Catanzaro, trasportati dalla corrente. A questi si aggiungono altri 11 corpi recuperati non dalle squadre dei pompieri, con il bilancio complessivo che è al momento di 59 vittime. Sono invece 81 i naufraghi salvati, alcuni ricoverati in ospedale. Resterà attivo durante la notte nella zona delle operazioni il presidio dei vigili del fuoco, con una squadra di soccorritori acquatici pronti a intervenire. A causa delle avverse condizioni del mare, le operazioni di ricerca riprenderanno domattina con la luce.

Medico: "provato rianimare bimbo 7 anni ma era morto"

«Quando siamo arrivati sul punto del naufragio abbiamo visto cadaveri che galleggiavano ovunque e abbiamo soccorso due uomini che tenevano in alto un bimbo. Purtroppo il piccolo era morto». A raccontarlo è Laura De Paoli, medico che opera per la Fondazione Cisom cavalieri di Malta a supporto della Guardia costiera per gli interventi di soccorso in mare. La dottoressa, che ha una lunga esperienza in soccorsi in mare, era sulla motovedetta della Capitaneria di porto di Crotone intervenuta nell’immediatezza. «C'era mare forza 3 o 4, era difficile avvicinarci. La barca dei migranti era già a pezzi sulla spiaggia e noi avevamo intorno tanti cadaveri galleggianti. Abbiamo visto due uomini che tenevano in alto un bambino e siamo riusciti a recuperarli. Erano il fratello e lo zio del bambino che, però, era senza vita. Abbiamo provato a rianimarlo ma aveva i polmoni pieni di acqua... aveva 7 anni». La motovedetta con i due superstiti è rientrata al porto di Crotone. La dottoressa De Paoli ha operato in altri teatri di guerra e in soccorsi in mare con varie associazioni umanitarie ed ong. Non si era mai trovata davanti ad una catastrofe simile: «Io ho fatto soccorsi in mare, anche quello con la nave Prudence, ma sempre salvataggi senza morti, questa volta è stata devastante».

Lo strazio dei superstiti al naufragio, pianto senza parole

Piangono senza parlare, avvolti in un dolore terribile e muto, i circa 60 migranti superstiti del naufragio a Cutro che sono stati portati nel centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto. Hanno tolto i vestiti bagnati e sono avvolti da coperte, riuniti, con lo sguardo fisso nel vuoto, in una delle sale del centro di accoglienza, accomunati dal dolore e dalla disperazione. Una donna, che ha il naso fratturato, grida disperata il nome del figlio che non trova più. Qualcuno si alza quando passa il fuoristrada della Capitaneria di porto di Crotone su cui sono stati caricati i corpi delle vittime per essere portati in un gazebo improvvisato. Tra i morti anche una coppia di gemelli. Nel centro di accoglienza è stata attivata un’equipe di psicologi della Croce rossa. Gli psicologi stanno anche assistendo i 21 feriti che sono stati portati nell’ospedale di Crotone. Anche qui nessuno parla, almeno per il momento. Il dolore è troppo intenso.

L'appello dei soccorritori: "Servono indumenti"

"Facciamo fede al buon senso dei nostri concittadini per dare sostegno ai sopravvissuti della nota tragedia di questa notte: servono con urgenza indumenti per circa bambini. In modo particolare body, tutine, calzini, mutandine, maglie, pantaloni e quant'altro. Chiunque volesse contribuire può portarli in Piazza del Popolo, ex centro anziani. Certi della vostra solidarietà vi ringraziamo anticipatamente".

L'amarezza di Piantedosi: non dovevano partire

E' anche arrivato il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, che insieme al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, si è recato sul luogo della tragedia. Poi entrambi sono andati in Prefettura, a Crotone, per fare il punto in una riunione con le autorità. La visita in Calabria del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, prevista domani, è stata annullata. «Di fronte a tragedie di questo tipo non credo che si possa sostenere che al primo posto ci sia il diritto o il dovere di partire e partire in questo modo": ha ribadito  Piantedosi al termine dell’incontro in Prefettura con i rappresentanti di istituzioni e forze dell’ordine della provincia di Crotone. Il titolare del Viminale ha comunicato i numeri dei morti: dei 59 cadaveri ritrovati finora 21 sono di uomini, 24 di donne e 14 di minori (9 maschi e 5 bambine). «Dovrebbero essere tra le 20 e le 30 le persone che mancano all’appello». Piantedosi, dopo aver ricostruito l’accaduto, ha ribadito che: «L'unica cosa che va detta e affermata è: non devono partire. Non ci possono essere alternative. Noi lanciamo al mondo questo messaggio: in queste condizioni non bisogna partire».
Piantedosi, che era accompagnato dal sottosegretario Wanda Ferro e dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha spiegato che l’imbarcazione era stata intercettata dal sistema Frontex e il motivo per il quale non c'è stato un intervento: «Dalle prime ricostruzioni ha detto Piantedosi - c'è stata una segnalazione di Frontex, un avvistamento vago per capire il target. E’ stata la precarietà con la quale è stata organizzata questa traversata che ha causato la tragedia. Perchè quando è riapparsa la barca c'è stata l’impossibilità materiale di effettuare ogni qualsivoglia manovra di avvicinamento per le condizioni meteo marine. Bisogna tenere conto anche dell’esigenza di mettere in conto che i soccorsi non devono aggiungere pericolo nè ai soccorritori nè alle persone da soccorrere». Il ministro ha poi assicurato che le ricerche proseguiranno nei prossimi giorni per recuperare i dispersi: «Dovrebbero essere tra 20 e 30 persone che mancano all’appello» ha concluso Piantedosi.

Papa Francesco: "Prego per ognuno di loro"

«Stamattina ho saputo con dolore del naufragio avvenuto sulla costa calabrese, presso Crotone. Già sono stati recuperati 40 morti, tra cui molti bambini. Prego per ognuno di loro, per i dispersi, per gli altri migranti sopravvissuti». Lo ha detto papa Francesco all’Angelus. "Ringrazio quanti hanno portato soccorso e coloro che stanno dando accoglienza - ha aggiunto il Pontefice -. La Madonna sostenga questi nostri fratelli e sorelle».

Von der Leyen: "Profondamente addolorata"

«Sono profondamente addolorata per il terribile naufragio al largo della Calabria. La conseguente perdita di vite umane di migranti innocenti è una tragedia. Tutti insieme, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi sul Patto per le migrazioni e l’asilo e sul Piano d’azione per il Mediterraneo centrale». Lo scrive in un tweet la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Metsola: "Rabbia e cuore spezzato"

«Gli Stati membri devono farsi avanti e trovare una soluzione. Ora. L’Ue ha bisogno di regole comuni e aggiornate che ci permettano di affrontare le sfide della migrazione». Lo dichiara sui social la presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola affermando che «la tragedia avvenuta al largo delle coste di Crotone mi lascia rabbia e cuore spezzato».
"Esistono piani per aggiornare e riformare le norme europee in materia di asilo e migrazione - aggiunge Metsola -. Gli Stati membri non dovrebbero lasciarli lì».

Mattarella: "Ennesima tragedia, non possiamo restare indifferenti"

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’esprimere il «dolore» per il naufragio davanti alle coste crotonesi ,sollecita «un forte impegno della comunità internazionale per rimuovere le cause alla base dei flussi di migranti; guerre, persecuzioni, terrorismo, povertà, territori resi inospitali dal cambiamento climatico». È altrettanto indispensabile - aggiunge - che l’Ue assuma finalmente in concreto la responsabilità di governare il fenomeno migratorio per sottrarlo ai trafficanti di esseri umani, impegnandosi direttamente nelle politiche migratorie.

Meloni: "Profondo dolore, no alle speculazioni"

«Profondo dolore per le tante vite umane stroncate dai trafficanti di uomini». Lo dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il naufragio in Calabria sottolineando che «si commenta da sé l’azione di chi oggi specula su questi morti, dopo aver esaltato l’illusione di un’immigrazione senza regole». Il governo, aggiunge, «è impegnato a impedire le partenze e con esse il consumarsi di queste tragedie, e continuerà a farlo, anzitutto esigendo il massimo della collaborazione agli Stati di partenza e di provenienza. E' criminale - afferma ancora la presidente del Consiglio - mettere in mare una imbarcazione lunga appena 20 con ben 200 persone a bordo e con previsioni meteo avverse». Ed è «disumano scambiare la vita di uomini, donne e bambini col prezzo del "biglietto" da loro pagato nella falsa prospettiva di un viaggio sicuro».

Occhiuto: "Dov'è l'Europa?"

«Cosa ha fatto l’Unione europea in tutti questi anni? Dov'è l’Europa che dovrebbe garantire sicurezza e legalità? Che fine hanno fatto le operazioni di dialogo con i Paesi d’origine dei migranti?». Sono le domande che pone, in una nota, il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, in relazione alla tragedia dello sbarco di migranti a Cutro. "Tutte domande che, purtroppo - aggiunge Occhiuto - ad oggi non hanno alcuna risposta. E chi sta nei territori, a stretto contatto con la realtà di tutti i giorni, è costretto a gestire le emergenze e a piangere i morti». «Un barcone che trasportava migranti - dice ancora il presidente Occhiuto - si è spezzato, a causa del mare in tempesta, davanti alle coste calabresi di Steccato di Cutro, a una trentina di chilometri da Crotone. Decine e decine di morti annegati, tra di loro anche bambini, tanti i dispersi. La Calabria è in lutto per questa immane tragedia. La Giunta regionale esprime sincero cordoglio per le vittime di questo naufragio. Ringrazio coloro che si stanno adoperando per tentare di trovare dei superstiti e per assistere i sopravvissuti, condotti nei vicini presidi ospedalieri e nel Cara di Isola di Capo Rizzuto. In queste ore sono in campo i carabinieri, la Polizia, la Guardia di finanza, la Guardia costiera, i vigili del fuoco, la Croce rossa, la Capitaneria di porto, la Protezione civile». "In Calabria nel 2022 - prosegue Occhiuto - sono arrivati circa 18mila immigrati clandestini, la stragrande maggioranza dei quali a Roccella Jonica, un comune in provincia di Reggio Calabria diventato ormai punto di approdo delle rotte illegali dei mercanti di esseri umani. I calabresi, un popolo che ha conosciuto il dramma dell’emigrazione, hanno accolto questi migranti senza alzare polveroni e senza causare tensioni, ma la situazione sta davvero diventando ingestibile».+

“Esprimo i sentimenti di profondo cordoglio del Consiglio regionale della Calabria, per l’ennesima strage di migranti alla ricerca disperata di condizioni di vita dignitose, per sé e i propri figli, e che, invece, stavolta al largo di Crotone, s’imbattono in una morte terribile”.

Lo dice il presidente Filippo Mancuso, secondo cui: “Questa ennesima, drammatica, perdita di tante vite umane, colpevoli di non rassegnarsi a un'esistenza di privazioni nei loro Paesi, c'è da sperare che rimuova tatticismi e cinismi, indifferenze ed egoismi di un’Europa che  predica bene e razzola malissimo”.

Il presidente del Consiglio regionale: "Indignarsi non basta più"

“Esprimo i sentimenti di profondo cordoglio del Consiglio regionale della Calabria, per l’ennesima strage di migranti alla ricerca disperata di condizioni di vita dignitose, per sé e i propri figli, e che, invece, stavolta al largo di Crotone, s’imbattono in una morte terribile”. Lo dice il presidente Filippo Mancuso, secondo cui: “Questa ennesima, drammatica, perdita di tante vite umane, colpevoli di non rassegnarsi a un'esistenza di privazioni nei loro Paesi, c'è da sperare che rimuova tatticismi e cinismi, indifferenze ed egoismi di un’Europa che  predica bene e razzola malissimo”. Aggiunge: “Ogni volta, si è indotti a credere che l’Europa si occuperà - finalmente dotandosi di una strategia univoca e condivisa -,  delle cause che provocano l’esplosione epocale di migranti. Purtroppo, dinanzi al susseguirsi delle tragedie che tingono di  sangue il Mediterraneo, si constata che si continua nell’indignazione rituale, per il dolore dei profughi lasciati alla mercè dei trafficanti di esseri umani e per un sistema dell’accoglienza che oscilla tra improvvisazione e precarietà”.

Aggiunge: “Ogni volta, si è indotti a credere che l’Europa si occuperà - finalmente dotandosi di una strategia univoca e condivisa -,  delle cause che provocano l’esplosione epocale di migranti. Purtroppo, dinanzi al susseguirsi delle tragedie che tingono di  sangue il Mediterraneo, si constata che si continua nell’indignazione rituale, per il dolore dei profughi lasciati alla mercè dei trafficanti di esseri umani e per un sistema dell’accoglienza che oscilla tra improvvisazione e precarietà”.

Vescovi Calabria, naufragio di umanità: Europa faccia di più

«È il naufragio dell’umanità. Nessuno può rimanere indifferente di fronte a tanti fratelli e sorelle, fra cui bambini, che hanno perso la vita in questo dramma, ultimo di tanti, troppi che hanno funestato le coste della nostra Calabria. È il momento del dolore, ma anche del risveglio. Tutti facciano la loro parte, tutti facciano di più, con rinnovata responsabilità: l’Europa deve fare di più, l'Italia deve fare di più, le nostre Comunità cristiane devono fare di più». Lo affermano, in un documento, i Vescovi della Calabria in relazione alla strage di migranti a Steccato di Cutro. «Come Vescovi delle Diocesi della Calabria - si aggiunge nel documento - esprimiamo il profondo dolore e lo sconcerto per l’ennesima tragedia che si è consumata nel mare della nostra regione e invitiamo tutte le comunità cristiane a manifestare, con la preghiera e la solidarietà, una concreta vicinanza alle vittime. Di fronte alla dolorosa cronaca di queste ore, Domani, lunedì 27 febbraio, il vescovo di Cassano allo Jonio e vicepresidente della Cei, monsignor Francesco Savino, si recherà sul luogo della tragedia in rappresentanza della Conferenza episcopale italiana per un momento di preghiera e per esprimere la prossimità e la vicinanza di tutta la Chiesa italiana" "In questo momento, come Vescovi della Calabria - aggiungono i presuli - ci sentiamo di elevare un accorato invito, rivolto a tutti, a non rimanere inerti, a immaginare nuove strade solidali che possano permettere al nostro Mediterraneo di non essere più uno scenario di morte. Sentendosi tutti sulla stessa barca, su quella stessa barca che non deve naufragare perché sarebbe il naufragio della civiltà. Per salvarci da questo tragico naufragio, con Papa Francesco invitiamo tutti a comportarsi con più umanità: 'Guardando le persone non come dei numeri, ma per quello che sono, cioè dei volti, delle storie, semplicemente uomini e donne, fratelli e sorellè (Papa Francesco, 4 aprile 2022)».

 

 

 

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