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La passione di Gesù e le stimmate sul corpo di Natuzza: il racconto dei testimoni

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Nei luoghi tanto cari a Mamma Natuzza il pensiero va, in questi giorni che precedono la Pasqua segnata per il secondo anno consecutivo dal Coronavirus, al fenomeno più studiato e più raccontato dell’esistenza della Serva di Dio: la passione e la crocifissione del Signore che Natuzza ha rivissuto per anni sul proprio corpo e la contestuale presenza delle stimmate.

Lo studio del chirurgo Rocco Molè

Questi segni in particolare apparivano già all’inizio della quaresima sotto forma di macchie rossastre fino a produrre delle lesioni che nei giorni della settimana santa diventavano sanguinanti. Si trattava di vere e proprie piaghe che secondo alcune testimonianze a volte emettevano “un profumo meraviglioso”. Le ferite - come ha avuto modo di mettere nero su bianco a suo tempo il medico chirurgo Rocco Molè, autore di uno studio specifico alla fine degli anni Ottanta - guarivano poi senza che ci fosse bisogno né di famaci e tantomeno di medicature.

"I fenomeni paranormali di Natuzza Evolo"

Questo tipo di fenomeno pare abbia avuto inizio nel 1955 anche se Francesco Mesiano - uno dei primi a scrivere sulla giovane donna di Paravati che dialogava con i defunti e con gli angeli che la guidavano e la consigliavano - nel suo volume “I fenomeni paranormali di Natuzza Evolo” colloca queste manifestazioni a partire dal 1958. . In tanti negli anni - soprattutto medici, uomini di scienza e sacerdoti - hanno assistito a questi eventi nella sua abitazione di via Nazionale (il luogo dove Natuzza ha ricevuto per diversi lustri migliaia di persone provenienti da ogni angolo del mondo, con il loro carico di sofferenze) e successivamente presso il centro anziani di via Umberto della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, dove è stata ospite a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, insieme al marito Pasquale Nicolace.

L'estasi e le stimmate del Venerdì Santo

Dai loro racconti emerge che Fortunata Evolo cadeva a più riprese in uno stato di estasi e le stimmate - come è stato in ogni occasione puntualmente documentato - si trasformavano a contatto con bende e fazzoletti in testi di preghiere in lingue diverse, ostie, ostensori, corone di spine e cuori. Uno stato di sofferenza che raggiungeva il suo culmine, puntualmente ogni anno, nella giornata del Venerdì Santo, esattamente tra mezzogiorno e le 14,30 con la flagellazione e le frequenti crisi respiratorie strettamente legate all’agonia di Cristo sulla Croce.

Le apparizioni di Gesù e la contrapposizione del diavolo

Solo nell’ultimo anno di vita sul corpo di Mamma Natuzza non si sono aperte le ferite e le sofferenze sono state meno dolorose degli anni precedenti. Durante queste ore terribili la mistica ha più volte parlato delle apparizioni di Gesù il quale “mi invitava a soffrire per i peccatori” , ma al quale - come si ricava dalla sua e dalle testimonianze delle persone a lei vicine- si contrapponeva il diavolo, un giovane di bell’aspetto, dall’età di circa 20/30 anni, ben vestito che tentava in tutti i modi di dissuaderla dal suo sacrificio e di pensare piuttosto alla sua famiglia, preannunciando sciagure.

La testimonianza del dott. Umberto Corapi

Fortunata Evolo ha più volte riferito ai familiari e ai suoi padri spirituali di avere spesso ricevuto in quei frangenti minacce di ogni genere che non facevano altro che aumentare il suo calvario. Le sofferenze di Natuzza finivano poi con uno svenimento, dal quale dopo qualche minuto si riprendeva, durante il pomeriggio della stessa giornata. Tra i testimoni di quanto accadeva nell’abitazione di via Nazionale, figura la testimonianza del dott. Umberto Corapi il quale ha riferito che, dopo avere esaminato, insieme ad altri medici durante un Venerdì Santo di diversi anni fa, le spalle della mistica, “ci accorgemmo che sulla spalla destra stava formandosi un ematoma escoriato. Dal punto di vista medico fu una cosa impressionante, ricordo questa spalla diventare sempre più violacea finché non si formò l’ematoma. Assistemmo - si ricava ancora dalle parole di Corapi - alla progressione biologica di questo ematoma, come se sulla spalla di Natuzza qualcosa gli pesasse contro. Quando riprese conoscenza le facemmo molte domande, ci rispose di aver visto la crocifissione di Gesù”.

L'esperienza del medico Francesco Accinni

Anche il medico Francesco Accinni presente nell’abitazione di via Nazionale durante il Venerdì Santo dei primi anni Novanta ha descritto in più di un’occasione lo stato di profonda sofferenza vissuto da Fortunata Evolo in quei momenti. “Alle 13 e 50 la situazione è precipitata. Natuzza - afferma Accinni - si è portata ripetutamente le mani sul costato, dalla parte sinistra. Poi, ad un tratto, si è inarcata sulla schiena toccandosi forte sul petto. Ha lanciato un urlo più forte e si sono viste le gambe distendendosi, irrigidirsi e accavallarsi all’altezza dei piedi. Le braccia si sono sistemate ad angolo retto, con i palmi rivolti verso l’alto. Il corpo di Natuzza - si ricava ancora dalla testimonianza del medico - è diventato come un sasso, rigido in posizione di crocifissione. In quei tremendi minuti io sentivo come se il cuore mi venisse strappato dal petto, ci trovavamo di fronte a una persona morta crocifissa, dopo essere stata flagellata e aver sofferto tutte le pene di Gesù sul calvario”.

Il biografo della mistica

Ma oltre a quello di Umberto Corapi e di Francesco Accinni sono stati diversi nel corso degli anni anche i pareri offerti da altri medici che sono stati vicini a Fortunata Evolo nei momenti più critici del Venerdì Santo. Fasi in cui le gocce di sangue uscite dal corpo della mistica, in più di un’occasione, hanno anche disegnato delle croci o scritte del tipo “Venite ad me omnes”. Pareri medici che confrontandoli “sono quasi tutti concordi nell’escludere - afferma il biografo della mistica, Valerio Marinelli - qualunque tipo di patologia quale causa dei fenomeni e delle sofferenze di Natuzza”, riscontrandone nello stesso tempo “la loro autenticità ed incomprensibilità dal punto di vista medico-scientifico”.

Il prof. Aragona: "Quel sangue era il suo"

Riguardo più in generale alle emografie va detto che per anni sono stati oggetto di studi approfonditi. Uno di questi studi venne effettuato nel marzo del 1979 dal prof. Francesco Aragona, docente di medicina legale all'ateneo di Messina che effettuò un esame scientifico su tre reperti emografati di Fortunata Evolo che erano stati confrontati con una provetta di sangue della mistica. Il responso del prof. Francesco Aragona fu che il gruppo sanguigno era uguale a quello di mamma Natuzza. Veniva, quindi, escluso in maniera netta che le emografie potessero essere state artificiosamente dipinte con sangue animale o con altro”.

I riscontri del genetista Di Nunzio

Un altro parere, più che autorevole, è quello di Ciro Di Nunzio, genetista forense napoletano, un nome noto nel campo dello studio del Dna, chiamato qualche tempo fa ad esprimersi in merito. La storia, con protagonista lo scienziato partenopeo, è stata riportata da “Famiglia Cristiana” e successivamente ripresa da altri giornali, tra cui Gazzetta del Sud, e dalle televisioni. Una storia iniziata nel momento in cui il professore Franco Frontera di Catanzaro, che è stato per diversi anni uno dei medici della mistica di Paravati, si premurò di consegnare alcuni fazzoletti, cuscini e federe proprio a Di Nunzio, affinchè accertasse se le macchie riproducenti alcuni simboli religiosi fossero di sangue umano e se le stesse fossero effettivamente di Fortunata Evolo.

“Frontera aveva conservato - racconta Ciro Di Nunzio - questi cuscini e me li ha forniti per farli analizzare. Mi ha dato poi una federa con una traccia ematica di sicura pertinenza di Natuzza perché mi ha contestualizzato il momento in cui si è formata la macchia. Sulla federa, tra l’altro, non si osservava nessun simbolo particolare. Io ho classificato questa federa come reperto di riferimento. In breve: ho prelevato il frammento di tessuto con la macchia rossa dalla federa e con le analisi ho dimostrato che sulla federa di riferimento vi era sangue umano. Ho fatto la stessa operazione con le macchie presenti sulle altre federe e anche in questo caso ho dimostrato che quel materiale era costituito da sangue umano. Attraverso l’analisi del Dna - osserva il genetista forense - ho ottenuto poi un profilo genetico dalla federa di riferimento e l’ho comparato con quello ottenuto dalle macchie presenti sulle altre federe, macchie raffiguranti varie immagini a sfondo religioso. Ho dimostrato che in entrambi i casi si trattava di sangue umano e che i due profili genetici erano di una donna ed erano identici, riconducibili, quindi, alla stessa persona”.

"Qualcosa è successo nella mia vita"

Successivamente l’esperto ha chiesto ai figli di mamma Natuzza di sottoporsi a un prelievo per l’esame del Dna. Esame che ha consentito di accertare senza ombra di dubbio che il sangue presente sui fazzoletti e sulle federe esaminate era della Serva di Dio. Ma al di là dei risultati dell’esame delle macchie di sangue, sulla cui autenticità il popolo di Fortunata Evolo non ha mai nutrito dubbi di sorta, questo esame dei cuscini ha fatto emergere in maniera chiara quanto abbia inciso nella vita del prof. Ciro Di Nunzio la figura straordinaria e dirompente di Natuzza. “Non tutto - afferma il noto esperto del Dna - può essere spiegato scientificamente, alcune cose non possono essere ricostruite razionalmente né dimostrate. Qualcosa è successo nella mia vita, è come se avessi raggiunto un equilibrio totale tra la vita terrena e quello che probabilmente troveremo dopo la morte: il passaggio non mi spaventa più”.

Monsignor Renzo: "Non immaginavo ciò che avrei visto"

Ma torniamo a chi ha assistito direttamente al martirio di Natuzza durante la Settimana Santa. Il racconto del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo che nel 2008 ha avuto modo di toccare con mano il grande mistero di Paravati riveste di sicuro un’importanza particolare. “Poco prima di mezzogiorno del Venerdì Santo di quell’anno - afferma il presule - don Pasquale Barone venne ad invitarmi da Natuzza. Non immaginavo minimamente la scena a cui stavo per partecipare. Trovai nella stanza don Giovanni D’Ercole, non ancora vescovo e che conoscevo un po’ a distanza, insieme a don Michele, a don Maurizio Macrì e pochi altri intimi. Trovai Natuzza in uno stato terrificante. Soffriva e vibrava contorcendosi nel letto. Non parlava. Non aveva coscienza delle persone - ricorda il vescovo - che c’eravamo. Pregava drammaticamente ed era assorta solo nel dialogare con Gesù come fosse sulla Croce. Assorta diceva parole per noi incomprensibili che lasciavano trasparire l’intenso dialogo amoroso tra lei e Gesù. Stava vivendo - afferma monsignor Luigi Renzo - sulla propria carne proprio le sofferenze di Gesù sulla Croce il Venerdì Santo. La cosa durò a lungo. I presenti ci unimmo in preghiera quasi elettrizzati per quello che accadeva davanti a noi”. Un vero e proprio martirio che Fortunata Evolo ha vissuto per anni sul proprio corpo “per la salvezza delle anime”, aiutata dalla forza della Fede che ha sempre accompagnato il suo cammino. Anche Isa Mantelli ha avuto modo di stare vicina a Natuzza, alla fine degli anni Settanta, durante le ore più critiche. Questo un estratto del suo racconto ripreso da uno dei volumi di Valerio Marinelli: “Per tre ore, dalle dodici alle quindici ricordo questa donna tormentata da indicibili sofferenze e da una sempre crescente difficoltà a respirare, come di chi stesse per morire per asfissia”.

Il racconto del prof. Raffaele Basso

Un’altra testimonianza interessante che risale al 1975 è quella del prof. Raffaele Basso, che nella sua qualità di primario del reparto chirurgico dell’ospedale di Catanzaro ebbe modo di esaminare le stigmate di Natuzza. “In presenza mia e di mia moglie, Natuzza - si legge nella sua testimonianza - si applicò sul polso, annodandovelo, un fazzolettino di proprietà di mia moglie. Alcuni minuti dopo lo distaccò dalla ferita e ce lo consegnò. Sul fazzolettino si erano formati il disegno di un’ostia con la scritta IHS all’interno, la figura della Madonna con il rosario, la scritta “preghiera”, il disegno di una corona di spine e di un cuore trafitto da una croce. Durante il periodo nel quale lo tenne al polso, Natuzza rimase sempre alla presenza mia e di mia moglie, e di conseguenza garantisco l’autenticità del fenomeno”.

Il parere di don Barone, padre spirituale di Natuzza

Ma qual è il parere nello specifico delle emografie di don Pasquale Barone che è stato uno dei padri spirituali della mistica. “Tante emografie  -  risponde il parroco emerito della comunità della Madonna degli Angeli di Paravati -  sono uscite sotto i miei occhi. Questo fenomeno fino ad oggi particolarità esclusiva di Natuzza sfugge completamente al controllo della sua volontà e va considerato nel quadro della teologia dei segni d discernere, seguendo l’indicazione del Concilio Vaticano II. In questo caso un giorno - sostiene don Barone - sarà necessario rivolgere un appello ai vari possessori di dette emografie, perché favoriscano la raccolta di una ricca documentazione fotografica intorno a questo fenomeno”. Per don Pasquale Barone tutto questo sarà materiale prezioso e utile ai teologi per fare il punto sulla spiritualità di Natuzza Evolo, una umile donna incapace di esprimersi con i mezzi comuni a disposizione degli “istruiti” perché “analfabeta”.

Natuzza Evolo è morta all‘età di 85 anni, all’alba del primo novembre del 2009. Durante la sua esistenza oltre alle stimmate ha avuto anche i doni della bilocazione e  delle visioni di Gesù, della Vergine Maria, dell’Angelo custode, di san Francesco di Paola, di padre Pio e delle anime dei defunti. Attualmente è in corso il suo processo di beatificazione.

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