Mercoledì, 20 Ottobre 2021
stampa
Dimensione testo

Società

Home Foto Società Capistrano, il Covid non blocca la tradizionale festa della Montagna

Capistrano, il Covid non blocca la tradizionale festa della Montagna

di

Anche quest’anno, come già avvenuto nel 2020, a causa delle ristrettezze Covid , la tradizionale festa della Madonna della Montagna, compatrona della parrocchia di Capistrano, si è svolta con soli riti religiosi e senza festeggiamenti civili, che rallegravano e vivacizzavano il paese con la banda musicale, spettacoli, mercati e, soprattutto, con l’imponente processione per tutte le vie e viuzze del paese, alla quale partecipavano oltre mille persone fra residenti, emigrati e pellegrini dei paesi vicini.

Cionondimeno, si è conclusa felicemente ed in un generale tripudio di fede ed emozioni suscitato dalle celebrazioni all’aperto delle sante messe serali di sabato e domenica della secolare festa della Madonna della Montagna, che, ricadendo nella seconda domenica di agosto, affossa le sue radici al 1758, allorquando, il parroco don Domenico Antonio Zerbi, proveniente da Radacena, oggi Taurianova, dopo avere introdotto il culto della Madonna della Montagna (detta così perché nel 1117 apparse a Polsi, nelle montagne dell’Aspromonte, ad un pastorello che trovò il suo perduto torello inginocchiato dinanzi ad una grande Croce), fece realizzare, con il ricavato dalla vendita dell’olio offerto dai cittadini presso i frantoi in occasione della molitura delle olive, dal maestro serrese Antonio Reggio, di scuola napoletana, la statua lignea policroma, di straordinaria bellezza, della Madonna della Montagna di Polsi, con in braccio il suo Bambinello.

Per volontà dei fedeli, dopo avere tributato solenni festeggiamenti, la sacra effige fu intronizzata nella nicchia dell’altare maggiore della Chiesa madre, nonostante non fosse quello il posto prestabilito e vi fossero in corso lavori di ultimazione per la ricostruzione della chiesa andata distrutta dal terremoto del 10 novembre 1659.

La stessa chiesa subì una più disastrosa distruzione dal terremoto del 1783 con successiva ricostruzione impostata allo stile tardo-barocco ed adornata con “bellissime pitture murali” delle quali, descritte nel verbale della vista pastorale del 10.5.1817, sono a noi pervenute solo quelle esistenti dentro il coro (la Samaritana e la Maddalena), mentre quella dietro la porta “la caduta di Lucifero” la tradizione locale vuole che, andata distrutta, fosse stata sostituita con altro dipinto, il cui ultimo “rifacimento” viene attributo al Renoir, che nel dicembre 1881-gennaio 1882, fece, su invito e ospitalità del prete capistranese Don Giacomo Rizzuti (conosciuto a Napoli), una tappa intermedia a Capistrano, dove “rifece alcuni affreschi “, così come lo stesso Renoir riferì al figlio Jean (crf. Renoir mio padre).

Dal 1759 in poi la Parrocchia ed i fedeli tributarono sempre anche grandiosi festeggiamenti civili, che, però, negli anni 2020 e 2021 non hanno potuto aver luogo per le norme restrittive anti covid19,imposte dal governo.

Il parroco sac. Antonio Calafati, comunque, non ha fatto mancare ai fedeli le varie celebrazioni religiose e, soprattutto, è riuscito a tenere vivo il culto e a riunire una moltitudine di fedeli, tra residenti ed emigrati, nelle sere di sabato e domenica negli spazi antistanti la Chiesa madre, che hanno partecipato, con mascherine e distanziamenti fissati con centinaia di sedie, alle solenni sante messe celebrate dal sagrato della Chiesa dal parroco Calafati, con esposizione, nella sera di domenica, all’aperto, della sacra effige, destando grande commozione nei fedeli, che al termine hanno potuto anche godere, in sicurezza, di uno spettacolo pirotecnico. Fra i presenti anche il sindaco Marco Martino e la bandiera comunale.

In occasione dell’affollata celebrazione all’aperto, il parroco sac. Calafati ha informato i fedeli dell’avvenuta ultimazione dei lavori di restauro dell’edificio di culto e del suo campanile, dell’avvenuta donazione alla Parrocchia di una antico e pregiato calice comunione eucaristica da parte di Vittoria Manfrida, nipote del defunto parroco Don Nicola Manfrida (1908-1982) che, essendo ammalato, lo utilizzava, per celebrare messa a casa, e che, restaurato, è stato per la prima volta utilizzano in occasione della festa per la consacrazione delle particole, poi portate, per la comunione, ai fedeli sparsi in piazza antistante la Chiesa e lungo le vie che d essa convergono (Vie Tripona, Roma, Marconi, Risorgimento, Piazza Cavour). Inoltre, il parroco ha informato che fra i prossimi lavori programmati vi sono il restauro della Corona della Madonna e quello difficile e delicato dell’altare maggiore ligneo e policromo, in parte di marmi ed in parte di legno alquanto deteriorato.

© Riproduzione riservata

X
ACCEDI

Accedi con il tuo account Facebook

Login con

Login con Facebook