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Catanzaro, Simona e quel sogno a forma di mosaico nato nella fabbrica di San Pietro

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Immagina una ragazza che si trova nella Fabbrica di San Pietro, il grande laboratorio nella Città del Vaticano. Il cuore le palpita per lo stupore. Gli occhi si soffermano sui mosaicisti chini a lavorare: ci sono quelli specializzati in opere con tessere da 1-2 millimetri e altri in mosaici tradizionali più grandi. Lo splendore dei pezzi di smalto colorati che fanno scintille e, d’un tratto, l’innamoramento: da grande farò la mosaicista.
Così è stato per Simona Canino, artista poliedrica che a Catanzaro realizza mosaici artistici apprezzati in tutta Italia.
«Una mosaicista con la passione per la ceramica», dice Simona con voce allegra e dolce. Per poi tracciare i fili di questa storia: il suo primo incontro con la tecnica del mosaico nella Fabbrica di San Pietro non poteva restare infatti un caso isolato. «Ho sempre disegnato. Il Liceo mi ha dato tanto, ma dopo la maturità ho capito che volevo dare linfa a quella passione, avere uno sbocco professionale con l’arte. Ci ho messo dedizione. Sono andata a vivere lontano. Ma ne è valsa la pena. Lo rifarei. Mi sono iscritta alla Scuola Mosaicisti del Friuli di Spilimbergo. Poi, una volta ritornata in Calabria, mi sono laureata all’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro».
Nel capoluogo calabrese, Simona crea mosaici declinati in diverse forme: dagli specchi agli orologi, dai quadretti agli oggetti originali d’interior design e anche accessori moda. Fino alle riproduzioni di opere d’arte, come il mosaico in marmo e materiali naturali del famoso Drago marino dell’antica Kauolon a Monasterace (Reggio Calabria). Questa artista parla del suo lavoro come se fosse catapultata in un mondo a sé, in cui il tempo è dilatato. Dove la creatività e la fantasia diventano il motore di ogni azione. Anche del movimento della coda di quel Drago marino dell’Antica Kaulon, custode dell’arte di Simona, lì tra le sue creazioni che animano le sue giornate. Giovane, spiritosa, allegra e grintosa, Simona ha deciso di tornare in Calabria per intraprendere questa strada e investire sull’arte del mosaico. Non sempre le giornate seguono le scintille, ma lei non si fa spegnere: i mosaici, come tutta l’arte, va a periodi.
«Quando realizzo un mosaico è come se mi astraessi da tutto, rilassandomi: non sento rumori, se non quell’armonia della martellina e del tagliolo. Pulsano le vene quando creo un disegno per un mosaico; le mani si muovono poi ad attaccare sulla cornice in legno pezzi di vetro, marmi, pietre o di smalti, specchi e terracotta», racconta. Ordina a Venezia gran parte del materiale che le serve per le sue creazioni. Prende quelle che, in gergo, si chiamano “pizze” (pezzo intero), le taglia poi con la martellina con punta affilata e tagliolo. «Ogni tessera è tagliata singolarmente: in questo modo tutelo la qualità della produzione e l’unicità dell’opera. Disegno sulla base di legno, che fa da supporto al mosaico. Poi con pazienza e tanta emozione, comincio ad attaccare le tessere: adoro usare materiali naturali come marmi, pietre, legnetti e quello di recupero. Per i mosaici adopero anche smalti, vetri, specchi, terracotta». Nessuna improvvisazione, ma tanta cura per i dettagli e passione per unire le tessere e realizzare a mano pezzi unici. Simona per i suoi mosaici usa la tecnica diretta, ossia attacca ciascuna tessera direttamente sul supporto definitivo. In questo modo, posa dopo posa, segue come procede. L’effetto che dà in una visione d’insieme è importante – spiega – per l’ottima riuscita dell’opera.
Per realizzare un mosaico, ci impiega dalle 3 alle 5 settimane lavorative. «Dal percorso creativo, ai bozzetti mandati ai committenti, fino a seguire tutte le fasi di realizzazione del mosaico: è un continuo sussulto di emozioni», confida Simona che esporta i suoi mosaici in tutta Italia, soprattutto al Nord dello Stivale.
E la terracotta? «Cerco di evitare il più possibile l’uso della plastica e del metallo. Preferisco i materiali naturali e riciclabili. Anche le vernici sono completamente atossiche. La terracotta la uso insieme al mosaico come supporto o materiale musivo. Ho seguito un corso di ceramica e mi sono appassionata. Ho iniziato a creare orecchini, ciondoli in ceramica, vasi, brucia essenze, cornici e scaccia pensieri», dice Simona, che da un po’ di tempo ha cominciato una collaborazione con Adele Murace, orafa di Bivongi (Reggio Calabria), creando gioielli in ceramica che riproducono i Fichi d’India, tra i simboli di questa terra.
La rete e la sinergia con altri artisti calabresi e non solo è nutrimento per questa mosaicista catanzarese, pronta a ribadire più volte che l’arte senza la condivisione, il confronto, la diffusione, sarebbe solo per pochi. «Non scuoterebbe dall’anima quella polvere accumulata nella vita di tutti i giorni», precisa, citando Picasso. Ed ecco che le sue mani abbracciano altri progetti con altri artigiani e artisti, mentre i suoi mosaici continuano il loro percorso in lungo e in largo per l’Italia, sconfinando anche in Europa. Lavora con lo stesso entusiasmo di quel primo incontro al Vaticano. «Non si può provare altro che meraviglia, stupore, senso di “piccolezza”, d’infinito allo stesso tempo. Nella Fabbrica di San Pietro c’è il “peso” di tutta la storia che lo ha attraversato. Il mestiere del mosaicista risale a più di 2000 anni fa e tutto ciò, ancora oggi, mi sembra molto affascinante».

© Riproduzione riservata

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