Mercoledì, 30 Novembre 2022
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Anno giudiziario a Lamezia, Introcaso: "La 'ndrangheta sta aggredendo i fondi del PNNR" VIDEO

Il presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso ha fatto il punto rispetto ad una serie di temi al termine della cerimonia dell'anno giudiziario. Tra le cose più importanti che ha sottolineato, la pervasività della 'ndrangheta che "sta aggredendo i fondi del PNRR". 

No ad una riforma fatta con l'accetta

"Non può dubitarsi dell’insostenibilità - ha sottolineato nella relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto catanzarese, in un passaggio relativo alla recente riforma della giustizia - della durata dei processi in Italia, universalmente conosciuta, ma va ricordato che i magistrati italiani, secondo fonte Cepej del Consiglio d’Europa, sono tra i più produttivi dei 46 paesi esaminati, E quelli di questo Distretto sono a loro volta tra i primi quanto a produttività".

«Da qui - prosegue Introcaso - la necessità di intervenire sul sistema e non sul parametro - il tempo - estraneo a esso in una opzione di semplificazione del fenomeno, con intervento estraneo e formale di risoluzione delle criticità con l’accetta, lasciando, peraltro, fuori dalla previsione reati gravi e di accentuata lesione dei valori sociali. Il formalismo è un metodo di semplificazione che mal si attaglia a realtà criminali e giudiziarie come la nostra, chiamata ad accertare fenomeni complessi di estensione nazionale e internazionale con tutti i reati a essa collegati».

No a sospetti e pettegolezzi

In relazione alle inchieste che nel corso dell’ultimo anno hanno riguardato alcuni magistrati del Distretto del capoluogo calabrese, Introcaso ha aggiunto: "Riguardo l’onda lunga della crisi della giustizia che ha riguardato l’ambito locale e gli eventi che hanno caratterizzato quest’ultimo anno, non possiamo che affidarci, io e tutti i 312 magistrati del Distretto, ad altri giudici, nel ripudio della logica del sospetto, della criminalizzazione e della sfiducia diffusa, veicolata attraverso il pettegolezzo, assurto sempre più a camera dell’eco in un contesto fragile di controllo della notizia. E ribadire che le indagini che hanno riguardato alcuni magistrati appartenenti al territorio di competenza della Corte d’appello di Catanzaro sono nate nel Distretto e in uffici del Distretto».

"Da qui il ringraziamento sentito e la riaffermazione di fiducia senza limiti, stima ed amicizia - ha aggiunto il presidente Introcaso - ai magistrati, ed ai colleghi della Corte d’appello, in particolare, che svolgono il loro lavoro quotidiano con sobrietà, serietà, impegno. E gli stessi sentimenti esprimo nei confronti del personale amministrativo".

Un anno segnato dalla pandemia

"L'ultimo anno è stato segnato, ancora una volta, dal fenomeno pandemico e dalle ulteriori criticità verificatesi nel corpo della magistratura, nazionale e distrettuale. Su tale aspetto, l’onda lunga della crisi continua a disegnare uno scenario di incertezza nell’opinione pubblica, l’indice di fiducia della quale in noi magistrati è ridotto al 30%, che rappresenta il minimo storico. Scenario in cui si inseriscono le censure del giudice amministrativo alle nomine del Csm. Ma le analisi anche interne sono parziali e fuorvianti in quanto indirizzate alla soggettivizzazione dei fenomeni, tali da non spiegarne le dinamiche". "Ritengo - ha aggiunto il presidente Introcaso - che sia riduttivo ricondurre gli eventi che hanno interessato il corpus magistratuale a questione etica. Le decisioni fuori dalle sedi istituzionali, e con l’esclusione dei soggetti, laici e magistrati, deputati ad assumerle, comportano un deficit inammissibile di democrazia in quanto curvano il potere democratico di scelta del Csm a logiche di lobby. In tale ambitodi distorsione dei poteri, correlata all’appartenenza, si inserisce la corruzione del procedimento elettorale e del consenso, sempre meno ideale e ideologico ma orientato prevalentemente a logiche di convenienza il più delle volte carrieristica. Tale contesto delinea, dunque, non solo e non tanto una questione morale, ma di democrazia che in troppi, e in primo luogo i magistrati, vogliono mettere superficialmente in secondo piano, e sulla quale bisogna intervenire con la modifica della legge elettorale del Csm".

 

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