Mercoledì, 01 Febbraio 2023
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Pizzo, emozione e gioia per l'avvento del nuovo parroco Fortunato Figliano VIDEO

Hanno voluto essere in tanti ad accogliere don Fortunato Figliano che da mercoledì sera è ufficialmente il parroco del duomo di San Giorgio (e della parrocchia Maria Santissima Immacolata e San Ferdinando re di Pizzo Marina). Una solenne cerimonia, presieduta dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro, il quale ha dato un’impronta dedita all’entusiasmo. Dopo l’aspersione a cura di don Fortunato, la cerimonia è entrata nel vivo ed è stato il parroco uscente, don Pasquale Rosano, che ora opera presso il Duomo di San Leoluca del capoluogo, a fare da “segretario”, con tanto di lettura dell’atto di presa in possesso del luogo di culto. Brillante l’omelia del vescovo, che ha voluto interagire con la platea portando nuova linfa spirituale: "qual è il nemico peggiore che abbiamo? - il quesito del presule che ha fatto interrogare i presenti, per lo più rimasti stupefatti dalla stessa risposta - :siamo noi stessi; abbiamo paura di amare e di vivere, e dobbiamo trovare un nemico; basta che una persona ci tagli la strada, o dica una parola sbagliata per farci diventare delle bestie; ma dove sono la nostra temperanza e la nostra capacità di tollerare? Basta sentirvi vittime di coniugi o colleghi: anche quando non c’è, cerchiamo un nemico. Gli altri ci fanno capire che il nemico è fuori di noi; affidiamoci ai salmi, sono la pedagogia dell’anima, con cui Dio cerca di spiegare dov’è la vera insidia; non vessate i figli per fare dell’obbedienza l’unica relazione tra voi, ma incoraggiateli, allargate il cuore". Non è stata una mera predica e né un monito ai suoi confratelli, perché lo stesso presule si è messo in discussione. Ha dunque sollecitato di aprire il cuore ed essere più indulgenti, d’altronde: "Cristo non è morto per perdonarci? Per fare entrare il perdono, dunque, dobbiamo allargare le pareti del cuore. Siamo fatti per amare e la vita è completa solo perché è fatta per amare, anche se significa dimenticare le ferite del passato. Perché Dio vi vuole liberi di amare". Il presule si è poi soffermato sul ministero sacerdotale, a servizio della comunità Cristiana che, mentre cura lo spirito, invoglia alla grandezza, alla magnanimità e alla vita nuova, attraverso l’Eucarestia che si celebra in Cristo. Ed ha invitato all’introspezione "prima di addormentarci facciamo un esame di coscienza per capire in cosa ci siamo impediti di amare e di cosa dobbiamo rimproverarci, per esigere di più da noi e per conciliarci con Dio". Dal canto suo don Fortunato ha rilevato che punta ad una comunità funzionale ed efficiente per non formare una comunità parrocchiale in una qualsiasi aggregazione ma in una comunità sanante che aiuti a trovare la via della salvezza. Ritorna in parrocchia dopo una pausa di 13 anni ed augura a tutti "un buon cammino di crescita umana e spirituale ed un responsabile senso civico, perché un buon cristiano è anche un buon cittadino".

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