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Non c’è reato: assolti
Tricoli e i fratelli Vrenna

Non c’è reato: assolti Tricoli e i fratelli Vrenna

Il “Trust”? Fu uno strumento legittimo e non un “escamotage“ fraudolento per sottrarre i beni ad un eventuale misura patrimoniale antimafia. Quel «fatto non costituisce reato», ha infatti scritto ieri mattina il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catanzaro Pietro Carè nel dispositivo della sentenza con la quale ha assolto, i fratelli Raffaele e Gianni Vrenna, tra le altre cose azionisti di maggioranza del Crotone Calcio. Insieme ai due imprenditori crotonesi il gup ha assolto anche l’ex procuratore della Repubblica di Crotone Franco Tricoli, accusato in concorso con i Vrenna del reato previsto dall’art. 12 quinques (primo comma), della legge n. 356 del ‘92 e l’art. 7 del Decreto legge n. 152 del ‘91: trasferimento fraudolento o intestazione fittizia di beni; aggravato dall’art. 7 della legge antimafia del 1991.

Il procedimento col rito abbreviato si è concluso con l’assoluzione anche di una quarta persona: un commercialista poi deceduto, per il quale il pm stesso aveva chiesto di non doversi procedere.

Per Raffaele Vrenna (59 anni) e per il fratello Gianni (57 anni), il sostituto procuratore della Dda Domenico Guarascio aveva invece chiesto al gup, nell’udienza dello scorso 18 settembre, una condanna a due anni e sei mesi di reclusione ciascuno, mentre per l’ex magistrato in pensione (il 79enne Franco Tricoli), il pm della Dda aveva proposto una condanna a un anno e 8 mesi. Ma il giudice Carè, che ha evidentemente accolto le tesi delle difese, ha deciso per l’assoluzione di tutti gli imputati.

Il procedimento col rito abbreviato che si è concluso ieri mattina davanti al gup di Catanzaro, trae origine da una cessione azionaria avvenuta 8 anni e mezzo fa. Per la Procura antimafia, quel “Trust” costituito con quote azionarie delle società del Gruppo Vrenna (Sovreco, Salvaguardia Ambientale, Mida, “V. e V.”), sarebbe stato strumentale ad eludere eventuali misure patrimoniali antimafia, dopo la condanna in primo grado (nell’ambito del procedimento nato dall’inchiesta “Puma”), il 9 giugno 2008 di Raffaele Vrenna a 4 anni di reclusione anche per concorso esterno in associazione mafiosa (Vrenna è stato poi assolto definitivamente dalla Cassazione da tutti i reati). E per la Dda sarebbe stata finalizzata a questo anche la nomina come “Trustee” (responsabile del Trust), del dott. Francesco Tricoli, che per assumere quell’incarico si dimise da magistrato il 18 agosto 2008, dopo aver diretto per anni la Procura della Repubblica di Crotone.

Raffaele e Gianni Vrennna e l’ex magistrato Tricoli erano infatti accusati in concorso tra loro, di aver posto in essere operazioni societarie e commerciali, volte ad attribuire fittiziamente ad altri la titolarità o la disponibilità di quote societarie, beni ed altre utilità, di fatto riconducibili a Raffaele Vrenna, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniali. Un’accusa respinta dalle difese degli indagati assistiti da un collegio composto dagli avvocati Luigi Fornaro, Francesco Gambardella, Francesco Verri e Francesco Laratta per i fratelli Vrenna; e dagli avvocati Luigi Li Gotti e Pasquale Carolei per Tricoli. Un’accusa che non ha retto al giudizio del gup. «Il giudice – ha osservato l’avvocato Pasquale Carolei – ha stabilito che la costituzione del “Trust” era una condotta lecita e priva di fraudolenza». «Finisce così – ha commentato a caldo l’avvocato Francesco Verri – con un’assoluzione il secondo e ultimo capitolo di una vicenda processuale nella quale la vita e le aziende dei fratelli Vrenna sono state passate al setaccio da otto giudici, tutti concordi nel ritenerli estranei a ogni reato e complimente innocenti».

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