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IL PROCESSO

Le 'ndrangheta del Reventino e gli appalti pubblici, chiuse le indagini contro gli Scalise

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La cosca Scalise si sarebbe infiltrata negli appalti pubblici taglieggiando imprenditori edili di tutta la provincia. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini emesso dalla Dda di Catanzaro a carico di 14 persone nell’ambito dell’inchiesta “Reventinum”.

Nel registro degli indagati compaiono i nomi di: Pino Scalise, 61 anni; Luciano Scalise, 41 anni; Andrea Scalzo, 38 anni; Angelo Rotella, 36 anni; Vincenzo Mario Domanico, 43 anni; Salvatore Domenico Mingoia, 54 anni; Cleo Bonacci, 57 anni; Eugenio Tomaino, 55 anni; Giovanni Mezzatesta, 46 anni; Domenico Mezzatesta, 66 anni, Antonio Scalise 43 anni; Carmela Grande 61 anni, Bruno Cappellano 52 anni e Antonio Pulitano 42 anni. Gli indagati devono rispondere a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e turbata libertà dell'industria o del commercio.

L’avviso di conclusione delle indagini è firmato dal sostituto procuratore Elio Romano, dall’aggiunto Vincenzo Capomolla e dal procuratore Nicola Gratteri. Gli inquirenti confermano la ricostruzione storica della criminalità organizzata del Reventino, a partire dal “gruppo storico della Montagna”, «operante in Soveria Mannelli, Decollatura, Platania, Serrastretta e nei territori limitrofi, sotto l'influenza e il controllo delle cosche di 'ndrangheta lametine». E poi la successiva divisione tra gli Scalise e i Mezzatesta.

Ma nell’avviso emesso dalla Procura ci sono 23 nuove contestazioni agli affiliati al clan Scalise. Mediante minaccia implicita di atti ritorsivi diretti contro il patrimonio e contro l'incolumità personale, gli affiliati sarebbero riusciti non solo a pretendere sconti sul materiale acquistato ma di imporre le proprie aziende per il nolo a freddo dei mezzi e per i lavori di movimentazione terra. In questo modo, tra le altre cose, il clan sarebbe riuscito a infiltrarsi nel cantiere per la costruzione del tratto di strada di collegamento fra le superstrade dei Due Mari e del Medio Savuto attraverso la Comunità montana del Reventino.

Gli esponenti della cosca si sarebbero presentati in decine di aziende in tutta la provincia da Maida a Sorbo San Basile con minacce di questo tenore: «Ti devi mettere a posto». Pino Scalise per convincere un imprenditore a non effettuare la fornitura di inerti per lavori di metanizzazione a Soveria Mannelli gli avrebbe detto: «Ti ammazzo e ti lascio qui». A un imprenditore che invece si rifiutava di consegnare gratuitamente una fornitura di legna da ardere sarebbe stato spiegato: «Se le vuoi portare le porti se non le vuoi portare non le portare ma se succede qualcosa poi ti devi rivolgere a qualcuno». Una cappa opprimente sulle attività economiche del territorio che sarebbe andata avanti per anni, dal 2004, secondo gli inquirenti, fino al 2018.

In 4 già a processo per il delitto Pagliuso

Una parte dell’inchiesta Reventinum è già arrivata al vaglio del gup di Catanzaro. È stato deciso il rinvio a giudizio per Marco Gallo, 34 anni di Lamezia Terme, rito abbreviato per Pino Scalise, Luciano Scalise e Angelo Rotella. In particolare gli Scalise sono accusati di essere i mandanti dell'omicidio dell'avvocato penalista Francesco Pagliuso, avvenuto nell’agosto del 2016 a Lamezia Terme, il cui autore materiale sarebbe stato Marco Gallo (già a processo per tale omicidio). Associazione a delinquere di tipo mafioso, sequestro di persona, omicidio, estorsione, danneggiamento, violenza privata, questi i reati contestati a vario titolo agli indagati. A marzo si terranno le prime udienze davanti al gup del tribunale di Catanzaro.

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