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Mesoraca ‘regno’ del legname. Gratteri: “C'è anche Cosenza”. Sequestrati 16 mln VIDEO

Dopo il blitz di Mesoraca, il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha spiegato nel dettaglio cosa accadesse nel Crotonese (ma non solo): «Questa organizzazione cercava di accaparrarsi i boschi della Presila crotonese, fino ad arrivare a quella cosentina, con l'obiettivo di sfruttare il legname per i centri per la lavorazione delle biomasse (che garantisce l'accesso ai fondi europei): il 50% di ciò che veniva conferito erano buste di plastica, catrame, materiale altamente inquinante, non certo ecocompatibile».

Sono tre i filoni di indagine sviluppati nell’operazione contro le cosche di Mesoraca, nel Crotonese, coordinata dalla Dda di Catanzaro e affidata ai carabinieri del Comando provinciale di Crotone, guidato dal tenente colonnello Gabriele Mambor, al Ros di Catanzaro guidato dal tenente colonnello Giovanni Migliavacca e al Nipaf di Cosenza, i carabinieri forestali, guidati dal tenente colonnello Vincenzo Perrone.
"Il punto di convergenza - ha detto Mambor - è la gestione del patrimonio boschivo nelle province di Crotone e Cosenza».
Dodici in tutto le imprese coinvolte, tra queste anche quella dell’imprenditore del legname Carmine Serravalle, titolare della centrale a biomasse di Cutro acquistata nel 2015 dal gruppo Marcegaglia. E tra i beni sequestrati oggi su disposizione della Procura distrettuale antimafia è annoverata anche la Serra Valle Energy, l’impresa sotto la cui denominazione ricade ora la centrale di Cutro. Inoltre, si profila il sequestro preventivo nei confronti di 8 imprese boschive della provincia di Crotone e 4 della provincia di Cosenza. Il valore complessivo dei sequestri si aggira sui 16 milioni di euro circa.
I carabinieri del Comando provinciale di Crotone, nel corso della conferenza stampa svoltasi a Catanzaro, si sono soffermati sulla ricostruzione del locale di 'ndrangheta di Mesoraca che «è un’organizzazione criminale - è stato detto - che si sviluppa attraverso il controllo del territorio attraverso il traffico di droga, la detenzione di armi, ma anche l’accaparramento di lavori pubblici, minacce a imprenditori e commercianti del territorio». Dalle indagini, ha spiegato Mambor, «emergono una serie di risultanze relative a imprenditori attivi nel settore boschivo. Sono imprese di natura familiare, talvolta intestate a prestanome, che operavano nel taglio e nel conferimento del legname». Già nel corso dell’indagine «Stige», il reparto anticrimine del Ros ha documentato come la 'ndrangheta crotonese controllasse «il settore del disboscamento soprattutto del patrimonio boschivo silano attraverso una serie di condotte che andavano dall’estorsione, alle turbative d’asta fino a tutta una serie incontrollata e indiscriminata di tagli boschivi».

 

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