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Tragedia di Catanzaro, sopralluogo nell'appartamento distrutto dalle fiamme

Alla ricerca della verità. Si sono ritrovati tutti, alle 10 di stamattina (25 ottobre 2022) davanti alla palazzina di via Caduti XVI marzo 1978, nel quartiere Pistoia, per trovare risposte alle tante domande della Procura della Repubblica che ha aperto un fascicolo d'indagini con le ipotesi di reato di omicidio e disastro colposi dopo l'incendio che nella notte tra venerdì e sabato scorsi ha distrutto l'appartamento dove viveva la Famiglia Corasoniti e che ha portato alla morte di Saverio, Aldo Pio e Mattia Corasoniti, rispettivamente di 22, 16 e 12 anni. Gravi il padre, la madre, il figlio e la figlia.

All'appuntamento si sono ritrovati i vigili del fuoco del Nia (Nucleo Investigativo Antincendi), il reparto Scientifica dei Carabinieri di Catanzaro, il medico legale Giulio Di Mizio, professore associato di medicina legale presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria "Mater Domini" di Catanzaro, gli avvocati della famiglia, Valentina Macrì e Francesco Gigliotti, e i periti di parte ovvero il pool di ingegneri che affiancherà tutti gli altri esperti che dovranno fare piena luce sull'accaduto.

Prima del sopralluogo vero e proprio, i vigili del fuoco del Nia sono entrati per primi nell'appartamento posto al quinto piano del palazzo Aterp per verificarne l'agibilità; poi, dopo il nulla osta dei pompieri, sarà la volta di tutti gli altri periti. Al momento nessuna pista è stata esclusa e le indagini saranno effettuate a 360 gradi per cercare di capire innanzi tutto cosa è successo quella maledetta notte per poi risalire all'origine delle fiamme.

«L'unica cosa che la famiglia chiede è il rispetto del loro dolore al momento, e giustizia per queste morti». A dirlo è l’avvocato Valentina Macrì, legale della famiglia Corasoniti. Parlando con i giornalisti a margine dei sopralluoghi di questa mattina sul luogo della tragedia da parte delle forze dell’ordine e dei periti di parte, l’avvocato Macrì ha spiegato che «la famiglia chiede il massimo riserbo e il rispetto del loro dolore in questo momento, perché sono straziati. La famiglia è devastata. I feriti non sono al momento del tutto coscienti, non possiamo dire altro perché - ha rilevato il legale della famiglia Corasoniti - non lo sappiamo nemmeno noi in quanto nemmeno ai familiari dicono tutto, ma sono consapevoli di quello che è accaduto. Non hanno detto nulla perché non sono in grado di dire nulla né tantomeno lo possiamo fare noi. L’unica cosa che la famiglia chiede - ha rimarcato Macrì - è il rispetto del loro dolore al momento, e giustizia per queste morti, niente altro».
Macrì ha quindi confermato che i feriti comunque «sono tutti in prognosi riservata», aggiungendo che «bisogna fare agli accertamenti, aspettiamo che siano fatte le indagini del caso». Ad affiancare l’avvocato Macrì anche l’avvocato Francesco Gigliotti, che assiste la famiglia della moglie di Corasoniti.

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