Domenica, 22 Settembre 2019
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TRIBUNALE

L'autobomba che colpì un biologo di Limbadi, lascia il carcere una delle indagate

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Lascia il carcere per i domiciliari Lucia Di Grillo, 29 anni di Limbadi, coinvolta nell’operazione “Demetra” che ha fatto luce sull’autobomba del 9 aprile dello scorso anno costata la vita al biologo Matteo Vinci, 44 anni del luogo. Nell’esplosione era rimasto gravemente ferito anche il padre Francesco Vinci.

A degradare la misura cautelare nei confronti della donna (difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio) è stato il tribunale del riesame di Catanzaro. La prima sezione della Cassazione aveva annullato il provvedimento del Riesame si Catanzaro,  attraverso cui era stata confermata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale a carico dell’indagata, per difetto di motivazione sia in ordine alla gravità indiziaria sia con riguardo alle esigenze cautelari.

La motivazione ancora non è stata depositata. La difesa chiederà nella nuova udienza innanzi il Riesame la remissione in libertà.

Lucia Di Grillo, a seguito dell’operazione “Demetra” si trovava detenuta nel carcere di Rebibbia. Secondo la Dda di Catanzaro e i carabinieri di Vibo la giovane sarebbe stata tra gli ideatori e i promotori del gravissimo attentato.

Omicidio e tentato omicidio i reati contestati a lei, nonché alla madre Rosaria Mancuso, di 63 anni (sorella di alcuni boss – ala ‘Mbrogghia – dell’omonima famiglia di ’ndrangheta) che è difesa dall’avv. Giuseppe Di Renzo e dall’avv. Francesco Sabatino e al marito Vito Barbara di 28 anni (avv. Di Renzo e avv. Fabrizio Costarella), mentre i tre indagati e Domenico Di Grillo, di 71 anni (avv. Di Renzo), padre di Lucia e marito di Rosaria Mancuso vengono ritenuti responsabili di un altro tentato omicidio ai danni sempre del padre del biologo, ferocemente aggredito e ridotto in fin di vita il 30 ottobre del 2017 in località “Macrea” di Limbadi, nonché di una tentata estorsione ai danni dei Vinci e di detenzione illegale di armi clandestine.

Reati aggravati tutti dalle modalità mafiose. Fatti – secondo gli inquirenti – che sarebbero stati legati alla volontà dei Mancuso-Di Grillo di impossessarsi della proprietà dei Vinci. Un crescendo di tensioni e di scontri il cui apice sarebbe stato appunto l'autobomba del 9 aprile scorso.

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