Lunedì, 22 Luglio 2019
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VIBO VALENTIA

"Alunni di prima elementare maltrattati", obbligo di dimora per due maestre di Zungri

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Vessazioni psicologiche, più che maltrattamenti fisici, tanto da ridurre gli alunni in uno stato di vera e propria sudditanza. Comportamenti che questa mattina hanno portato alla notifica, da parte dei carabinieri, di un’ordinanza cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza nei confronti di due insegnanti della scuola primaria di Zungri.

Alle insegnanti, di 65 e 51 anni, entrambe di Vibo Valentia, viene contestato il reato di maltrattamenti in famiglia posto in essere nei confronti degli alunni della prima elementare. A dare l'input alle indagini, protrattesi dall'inizio dello scorso dicembre a gennaio, la segnalazione ai carabinieri da parte delle madri di alcuni bambini i quali tornavano a casa con le guance arrossate, ma soprattutto erano restii a recarsi a scuola. Questo lo scorso novembre.

Da qui le indagini tecniche, nel senso che nell'aula sono state piazzate alcune telecamere, e quelle tradizionali condotte dai militari della stazione di Zungri - con il coordinamento della procura di Vibo e della compagnia di tropea, guidata dal capitano Nicola Alimonda, da cui è emerso un quadro gravemente cautelare.

Nello specifico i  militari hanno potuto documentare minuziosamente come le insegnanti, entrambe sospese dal servizio, facessero sistematicamente ricorso alla violenza fisica e psicologica nei confronti dei piccoli scolari. Violenza che si concretizzava nell’utilizzo di urla, minacce, insulti e percosse e che si traduceva in un clima di generale  intimidazione e soggezione.

Da qui il provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari di Vibo Valentia su richiesta della locale procura della Repubblica che ha concordato con le evidenze investigative riportate dai carabinieri. I magistrati, infatti, hanno ritenuto il comportamento delle insegnanti non solo indifferente ai compiti educativi a loro demandati ma anche avulso dai comuni principi di educazione e buon senso.

«Affidiamo tutto nelle mani della magistratura - ha commentato Licia Bevilacqua, dirigente reggente della scuola - e davanti a prove evidenti le maestre ne risponderanno nelle sedi opportune. Al momento, così come prevede il regolamento, le insegnanti sono state sospese dal servizio». Al tempo stesso la dirigente reggente non ha mancato di condannare quanto accaduto definendo «esecrabile» il comportamento delle maestre soprattutto in un luogo deputato alla tutela della serena psico-fisica degli alunni.

La preside si è detta «sconvolta» per la notizia, aggiungendo che «all’ufficio di presidenza non è mai arrivata alcuna comunicazione in ordine ai presunti maltrattamenti. Nulla - ha Licia Bevilacqua - faceva presagire tutto questo. Come comunità scolastica siamo addolorati e basiti. Si tratta di atti esecrabili che vanno contro ogni forma di deontologia. Di conseguenza, la magistratura farà il suo corso». «Nel frattempo - ha concluso la dirigente - le docenti indagate sono state sospese, anche per non alterare il clima positivo e sereno a cui hanno diritto i bambini».

“Il fenomeno relativo a maltrattamenti di bambini a scuola fa, indiscutibilmente, statistica. Sempre più spesso si è costretti a registrare violenze psicologiche o fisiche a danno degli alunni in tutta Italia, eppure non si riesce a conferire ad esso la priorità dovuta, limitandosi a parlarne con l’ausilio di slogan ad effetto privi di efficacia”.

E’ quanto dichiara il sociologo Antonio Marziale, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Calabria, in relazione a quanto avvenuto nelle prime ore di stamani a Zungri, nel vibonese, dove i Carabinieri hanno notificato un’ordinanza dell’obbligo di dimora nel comune di residenza a due insegnanti della scuola primaria, per maltrattamenti nei confronti di alunni della prima elementare.

“Da troppi anni – prosegue il Garante – si parla di quest’onta sociale gettata da pochi su una professione che molti praticano con impegno e dedizione, in tv, sui giornali, alla radio. Di fatto, niente si muove. Telecamere in classe od altri provvedimenti restano solo in aria, mentre l’emergenza si fa sempre più incalzante, rischiando di normalizzare il tutto per assuefazione, quand’invece non è normale, né accettabile, che il santuario dell’educazione dei bambini e degli adolescenti per eccellenza si trasformi in un incubo”.

Per Marziale, “è tempo di risposte, perché ogni genitore ha il diritto di sapere che i propri figli siano in un luogo sicuro, affidati a persone responsabili e non a gente che, ad accertamento dei fatti, la scuola dovrebbe soltanto avvicinarla col cannocchiale a decine di chilometri di distanza. La scuola merita fiducia – conclude il Garante – e tutti bisogna concorrere a stanare le poche mele marce che creano un danno d’immagine all’unica istituzione ancora in grado, sul territorio, di rappresentare il baluardo della legalità e della civiltà”.

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