Martedì, 15 Ottobre 2019
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IL CASO

Autobomba di Limbadi, la madre di Matteo Vinci ospite a "La vita in diretta"

Autobomba di Limbadi, Matteo Vinci, Rosaria Scarpulla, Catanzaro, Calabria, Cronaca
Rosaria Scarpulla, la mamma del biologo ucciso

Rosaria Scarpulla, madre del biologo dilaniato da un'autobomba il 9 aprile del 2018 in località Macrea di Limbadi, domani lancerà un nuovo appello al ministro di Grazia e Giustizia affinché venga evitato l'affossamento del processo a carico di cinque imputati. Lo farà attraverso le telecamere de "La vita in diretta", trasmissione televisiva di Rai uno.

La madre di Matteo Vinci sarà infatti ospite del rotocalco e da lì veicolerà a tutta Italia la sua richiesta di giustizia. Una reazione, quella della donna, provocata dal rinvio al 21 giugno  (per mancata notifica a uno degli imputati) della prima udienza preliminare davanti al gup di Catanzaro che dovrà esprimersi sul rinvio a giudizio o meno degli imputati. Rinvio a cui era seguita l'occupazione, da parte di Rosaria Scarpulla, della caserma dei carabinieri di Limbadi, la quale aveva ricevuto in serata rassicurazioni da parte degli inquirenti.

Ma la richiesta di giustizia della madre di Matteo - nell'attentato peraltro era rimsto gramente ustionato il marito Francesco Vinci - ha anche dato vita a un'iniziativa per sostenere l’attività degli organi requirenti anche attraverso una mobilitazione che favorisca la costituzione di parte civile di più soggetti collettivi al fine di evitare che scenda il silenzio intorno al processo Vinci e che i sospetti carnefici di Matteo possano perdere definitivamente quell'aura di impunità che in tutti questi anni hanno sembrato mantenere fuori e dentro il territorio di Limbadi.

Su queste motivazioni si basa l'appello che vede tra i primi firmatari Salvatore Borsellino, don Giacomo Panizza, Francesca Munno, Agostino Pantano, Francesco Saccomanno, Maria Pia Tucci e Sonia Rocca, fortemente voluto da chi chiede, dopo le ultime traversie connesse alle notifiche, in vista dell'udienza preliminare nel processo per l'autobomba che ha ucciso il biologo 44enne, di non lasciare nulla di intentato affinché ogni formalità venga predisposta con la massima attenzione che il caso merita.

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