Giovedì, 21 Novembre 2019
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IL PROCESSO

Autobomba di Limbadi, mobilitazione affinché il processo vada avanti in fretta

di
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Rosaria Scarpulla, la mamma del biologo ucciso

Sostenere l'attività degli organi requirenti anche attraverso una mobilitazione che favorisca la costituzione di parte civile di più soggetti collettivi al fine di evitare che scenda il silenzio intorno al processo Vinci e che i sospetti carnefici di Matteo possano perdere definitivamente quell'aura di impunità che in tutti questi anni hanno sembrato mantenere fuori e dentro il territorio di Limbadi.

È la motivazione alla base di un appello che vede tra i primi firmatari Salvatore Borsellino, don Giacomo Panizza, Francesca Munno, Agostino Pantano, Francesco Saccomanno, Maria Pia Tucci e Sonia Rocca, fortemente voluto da chi chiede, dopo le ultime traversie connesse alle notifiche, in vista dell'udienza preliminare nel processo per l'autobomba che ha ucciso il biologo 44enne, di non lasciare nulla di intentato affinché ogni formalità venga predisposta con la massima attenzione che il caso merita.

«È forte il timore - affermano i firmatari sulla Gazzetta del Sud in edicola - che, dopo il pronunciamento della Cassazione favorevole all'indagata Lucia Di Grillo, posto dall'autorità inquirente a base della richiesta di archiviazione della sua posizione, la mancata notifica alla stessa della convocazione davanti al Gup possa continuare a far instradare in maniera discutibile e contraddittoria un processo su cui pure la Dda di Catanzaro sostiene di aver investito tanto impegno e professionalità. Sarebbe una sconfitta vedere tutti gli indagati a piede libero.

Ne uscirebbe offuscata la forza e l'autorevolezza dello Stato di diritto, oltre che andarne di mezzo la stessa sicurezza di chi, come Francesco Vinci e Rosaria Scarpulla, per via di questi ritardi non ha potuto formalizzare ancora la costituzione di parte civile e continua a vivere con una protezione assai circoscritta e inadeguata».

 

 

 

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