Martedì, 15 Ottobre 2019
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IL PROCESSO

Ucciso e poi bruciato a Dinami, per il delitto Cricrì condanne pesanti per Gallace e D'Elia

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Condanne pesanti al processo sull’omicidio di Giuseppe Damiano Cricrì, 48 anni - organista di Melicuccà di Dinami, ucciso nell’ottobre 2013 e poi bruciato assieme alla sua autovettura - andate oltre la richiesta del pubblico ministero.

Ventiquattro anni di reclusione, infatti, è la pena inflitta dalla Corte d'assise di Catanzaro nei confronti di Liberata Gallace, 54 anni originaria di Gerocarne, ma residente a Piani di Acquaro (difesa dall'avvocato Cristian Scaramozzino), mentre a ventidue di carcere è stato condannato Fiore D’Elia, 66 anni di Gerocarne (difeso dall'avvocato Giovanna Fronte).

A carico dei due imputati il pm Corrado Caputo aveva chiesto alla Corte d’Assise la condanna a 21 anni di carcere per la Gallace e a 16 per D'Elia , in entrambi i casi con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione.

Concorso in omicidio e distruzione di cadavere le accuse mosse nei confronti della Gallace e di D’Elia, i quali hanno scelto di essere processati con rito ordinario e per i quali le rispettive difese avevano invece chiesto l’assoluzione. Parti civili nel processo i familiari della vittima costituitisi attraverso l'avvocato Giovanni Vecchio.

Secondo la ricostruzione del grave fatto di sangue l’omicidio di Giuseppe Damiano Cricrì, è stato messo in atto la sera del 21 ottobre 2013, tra le 21,30 e le 22,30. Un delitto che, in base a quanto nelle varie sedi ribadito dal pubblico ministero, sarebbe avvenuto esclusivamente per motivi passionali. Il corpo carbonizzato di Cricrì venne rinvenuto all’interno della sua Fiat Panda anch’essa distrutta dalle fiamme in un posto isolato (località “Boschetto”, alla periferia di Limpidi di Acquaro).

Nell’omicidio del 48enne di Melicuccà di Dinami coinvolto anche Alfonsino Ciancio, di 30 anni, figlio della Gallace, al quale era stata mossa accusa analoga a quella della madre e del D’Elia. Il giovane (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Bruno Ganino) al termine del processo con rito abbreviato era stato condannato a 30 anni di reclusione (dieci in più rispetto alla richiesta del pm) ridotti in seguito a 14 anni dai giudici della Corte d’Appello.

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