Venerdì, 25 Settembre 2020
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IL CASO

Inchiesta sulla gestione della piscina di Catanzaro, accordi e illeciti a bordo vasca

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«Ti faccio un regalo quando ti sposi». Cosi parlava l'ex assessore comunale di Catanzaro Giampaolo Mungo indagato per traffico di influenze illecite nell'ambito dell'indagine sui presunti illeciti nella gestione della piscina comunale. Il “generoso” regalo di nozze sarebbe dovuto andare a Stefano Veraldi coindagato ed elemento centrale della tesi d'accusa. Il giovane infatti, all'epoca dei fatti fidanzato con la figlia dell'allora assessore, sarebbe stato assunto fittiziamente dalla Asd Nuoto società che gestiva la piscina per garantirsi la “protezione” di Mungo. Proprio Antonio Lagonia, titolare della società, ha dato il via alle indagini (con un esposto presentato dall'avvocato Antonio Lomonaco) e ora si trova anche lui indagato con Mungo e Veraldi.

La “promessa” del regalo di nozze, captata dagli investigatori della Finanza, risale a marzo 2019 pochi giorni prima che Veraldi venga sentito dagli inquirenti. I due indagati, sostengono gli inquirenti nell'informativa depositata nel fascicolo, si sarebbero incontrati per mettersi d'accordo sulla versione da fornire. Dal dialogo intercettato Mungo sembra istruire Veraldi su cosa dovrà riferire, gli raccomanda di chiarire bene di aver fatto volantinaggio per l'Asd Nuoto, dovrà sostenere che Lagonìa gli ha fatto firmare molte carte di cui non conosceva il contenuto e che sarebbe stato proprio il titolare della società ad averlo voluto assumere. Ai finanzieri avrebbe dovuto raccontare di aver restituito allo stesso Lagonia buona parte dei 15mila euro che gli erano stati versati per la sua attività lavorativa. Per la Procura invece quei soldi versati su una poste pay e subito prelevati da Veraldi sarebbero finiti nelle tasche di Mungo che avrebbe «negoziato con la Catanzaro Servizi al fine di allentare la presa dei controlli sull'Asd nonché la favorisse nella gara dell'affidamento dei campi da tennis». Una tesi che pare trovare conferma proprio in una frase pronunciata dallo stesso Veraldi.

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud, edizione di Catanzaro

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