Martedì, 20 Aprile 2021
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"COCCODRILLO"

Catanzaro, 7 arresti e sequestro di beni a imprenditori e prestanome. NOMI E SOCIETÀ

Catanzaro, Cronaca

In data odierna i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, hanno data esecuzione all’ordinanza del G.I.P. di Catanzaro che ha disposto la misura cautelare custodiale nei confronti di sette persone (di cui una in carcere e sei agli arresti domiciliari) e la misura cautelare interdittiva nei confronti di altri tre indagati, nonché il sequestro preventivo di beni per un valore stimato di oltre 50 milioni di euro.

Agli indagati sono contestati, a vario titolo, i reati di concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, autoriciclaggio, favoreggiamento reale ed estorsione.

L’indagine (convenzionalmente denominata “Coccodrillo”), diretta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro e condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria/G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Catanzaro, ha evidenziato un grave quadro indiziario a carico degli imprenditori catanzaresi Lobello Antonio, Lobello Giuseppe e Lobello Daniele, in ordine a plurimi reati di intestazione fittizia di beni, realizzati attraverso un sistema di società, formalmente intestate a terzi, e tuttavia dagli stessi controllate e gestite, e ciò al fine di sottrarre il proprio patrimonio aziendale all’adozione di prevedibili misure di prevenzione antimafia.

Gli imprenditori nutrivano il concreto timore circa l’adozione di prevedibili misure ablative di prevenzione che riguardassero le società del gruppo, essendo emersi, più volte, a livello giudiziario, i loro rapporti con cosche ‘ndranghetiste, tanto che talune loro società sono state attinte da interdittive antimafia emesse dalla Prefettura di Catanzaro (CAL.BI.IN. S.r.l., CANTIERI EDILI - INIZIATIVA 83 S.r.l. e STRADE SUD S.r.l.).

Con la medesima ordinanza cautelare è stato disposto, altresì, il sequestro preventivo delle società, di fatto riconducibili ai tre imprenditori, e oggetto di intestazioni fittizie, STRADE SUD S.r.l., TRIVELLAZIONI SPECIALI S.r.l., CONSORZIO STABILE ZEUS, CONSORZIO STABILE GENESI, tutte operanti nel comparto dell’edilizia pubblica e privata e aggiudicatarie di numerosi appalti pubblici, nonché della società MARINA CAFÉ S.r.l.s. operante nel settore della ristorazione.

Le investigazioni, che si sono avvalse anche delle plurime dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e di esiti intercettivi, hanno evidenziato, oltre al legame mantenuto nel tempo dalla famiglia Lobello con il clan Mazzagatti di Oppido Mamertina, anche il rapporto con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto e altre cosche del crotonese, tra cui quella riconducibile a Nicolino Grande Aracri.

In particolare a Lobello Giuseppe viene contestato di avere svolto, per la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, la funzione di collettore delle estorsioni imposte presso i cantieri edili del catanzarese.

Detta opera di intermediazione e lo stretto legame con gli esponenti della cosca Arena e con altre consorterie operanti sulla fascia ionica-catanzarese, ha garantito alle imprese del Gruppo Lobello una posizione dominante nell’esecuzione di lavori edili e forniture di calcestruzzo su Catanzaro e provincia, nonché la protezione da interferenze estorsive di altri gruppi criminali, quale imprenditore “intoccabile”.

A Giuseppe Lobello, nei cui confronti è stata disposta la custodia cautelare in carcere, è stato, per ciò, contestato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre ai reati contestati agli altri suoi congiunti.

Sono stati disposti, infatti, gli arresti domiciliari nei confronti di Lobello Antonio e del fratello Lobello Daniele, rispettivamente padre e fratello di Giuseppe, per i reati di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio, e la stessa misura cautelare è stata disposta nei confronti di quattro soggetti, tra dipendenti del Gruppo Lobello e intestatari fittizi delle società.

Dalle indagini è emerso, anche, un episodio di estorsione nei confronti di un lavoratore dipendente costretto ad auto licenziarsi contro la sua volontà da una società fittiziamente intestata a un prestanome, per incomprensioni sorte sul luogo di lavoro con i familiari di Giuseppe Lobello.

Sono state disposta, altresì, le misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare, per la durata di un anno, le attività di ragionieri, consulenti e commercialisti, nei confronti di tre ragionieri del Gruppo Lobello, per il reato di favoreggiamento.

Disposta la custodia cautelare in carcere per:

Giuseppe Lobello detto Pino (anni 50)

Disposti gli arresti domiciliari per:

Antonio Lobello (anni 71); Daniele Lobello (anni 46); Francesco Iiritano (anni 30); Domenico Rotella (anni 42); Anna Rita Vigliarolo (anni 43) e Vincenzo Pasquino (anni 59).

Disposta la misura interdittiva per:

Pasquale Torchia (anni 43); Pasquale Vespertini (anni 38) e Vitaliano Maria Fulciniti (anni 43). Per loro disposto il divieto temporaneo a esercitare la professione di ragionieri/consulenti/commercialisti per un anno.

Indagati:

CAPELLUPO Antonio (45 anni); GARCEA Pietro (33); LOBELLO Marika (22); OLIVETI Gaetano (68); ROTELLA Giuseppe (52); ROTELLA Francesca (49).

Sequestro preventivo per:

"STRADE SUD Srl" con sede a Simeri Crichi, intestata a Caterina Garcea e relativo complesso dei beni aziendali

"TRIVELLAZIONI SPECIALI Srl A SOCIO UNICO" con sede a Botricello, intestata a Domenico Rotella e relativo complesso dei beni aziendali

"MARINA CAFE' Srls" con sede a Catanzaro, intestata a Anna Rita Vigliarolo e relativo complesso di beni  aziendali

"CONSORZIO STABILE GENESI" con sede legale a Catanzaro e relativo complesso dei beni aziendali

"CONSORZIO STABILE ZEUS" con sede legale a Simeri Crichi e relativo complesso dei beni aziendali

I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 10.00, presso il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catanzaro, in Piazza Marconi, 1, alla presenza del Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri e del Procuratore Aggiunto Vincenzo Capomolla.

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