Martedì, 14 Luglio 2020
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L'INCHIESTA

Loggia "coperta" e giuramento nello studio di un legale: Petrini svela i segreti di Catanzaro

di
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Marco Petrini

Il giudice... massone. Il 29 febbraio scorso l’ex presidente di sezione della Corte di assise e della Commissione tributaria di Catanzaro, Marco Petrini, avrebbe descritto ai pm di Salerno una scena surreale.

In uno studio legale, nel pieno centro del capoluogo di regione, Petrini avrebbe infatti prestato rituale giuramento di adesione ad una loggia massonica “coperta”. Una loggia che il magistrato, ora agli arresti domiciliari in una struttura religiosa di Decollatura, indica come punto d’incontro di altri sette magistrati del distretto di Catanzaro (alcuni dei quali presenti alla cerimonia di iniziazione) e di taluni avvocati dei fori di Cosenza, Castrovillari, Vibo Valentia e Catanzaro.

L’ex presidente di Assise, che è assistito dagli avvocati Francesco Calderaro e Agostino De Caro, rivelerebbe nomi e cognomi dei “fratelli” spiegando pure che  la sua adesione alla presunta loggia sarebbe avvenuta per iniziativa dell’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli. Il noto penalista è in carcere ormai da mesi per effetto dell’inchiesta “Rinascita- Scott” condotta dalla procura distrettuale, diretta da Nicola Gratteri, contro le cosche storiche del Vibonese. Di più: sempre secondo quanto avrebbe rivelato il togato, sarebbe stato proprio l’avvocato Pittelli a presiedere il “rito”.

Se le dichiarazioni rese dal magistrato risultassero veritiere, la procura di Salerno si troverebbe al cospetto di una palese violazione della Legge Anselmi che punisce quanti costituiscono  logge “coperte” al di fuori dei templi massonici regolari, senza rendere note le generalità degli aderenti e senza comunicarle alle autorità di Pubblica sicurezza.

Che Petrini potesse essere collegato a possibili lobby massoniche deviate lo avevano a più riprese raccontato ai magistrati inquirenti calabresi anche dei collaboratori di giustizia del Vibonese e del Crotonese. Sembravano le solite “chiacchiere” ascoltate dai pentiti negli ambienti della ‘ndrangheta e poi ripetute in sede d’interrogatorio all’inizio della collaborazione.

E, invece, pare proprio che non sia così, perché Marco Petrini avrebbe ammesso la diretta militanza massonica ripetendo addirittura la “formula” pronunciata al momento dell’ingresso nella loggia “spuria”.

Il procuratore capo di Salerno, Giuseppe Borrelli, l’aggiunto Luca Masini e il pm Vincenzo Senatore hanno adesso il non facile compito di ricostruire la inquietante (se tutto si dimostrasse vero) ragnatela di rapporti che – secondo quanto avrebbe dichiarato l’ex giudice – teneva insieme esponenti del mondo giudiziario e dell’avvocatura.

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